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Vino naturale: 12 regole e un nuovo problema di etichettatura

“Vino naturale” è un’indicazione che, con il tempo, abbiamo imparato a conoscere. Si tratta di un vino realizzato principalmente con uve BIO e a fermentazione spontanea. Il mercato del “vino naturale” sta crescendo velocemente. Secondo Nomisma, infatti, il vino naturale attira l’attenzione del 71% dei consumatori che, infatti, vorrebbe ricevere più informazioni in merito.

Vino naturale: la definizione

Il “vino naturale”, però, desta non poche perplessità dal punto di vista dell’etichettatura del prodotto. In assenza di una definizione legislativa, infatti, in Francia  nel 2020 il “Syndicat de défense des vins nature'” ha definito, con 12 regole, la denominazione “Vin méthode nature” utilizzabile in etichetta.

Le 12 regole del vino naturale

Leggi anche “Agricoltura rigenerativa: i 4 principi base”

Stando a tale dodecalogo, il vino:

  1. è prodotto esclusivamente con uve biologiche certificate, almeno al 2° anno di conversione;
  2. deve essere prodotto con uve raccolte a mano;
  3. fermenta esclusivamente con con lieviti “indigeni”;
  4. non contiene additivi enologici;
  5. viene prodotto a partire da uva priva di alcuna modifica volontaria;
  6. non subisce trattamenti con “traumatiche” come osmosi inversa, filtrazioni, pastorizzazione flash, termovinificazione;
  7. è privo di solfiti aggiunti o ne contiene un massimo di 30mg / l di SO2 (<30mg / l di sulphites ajoutés);
  8. presenta la carta del “Vin Méthode Nature” a corredo durante le fiere alle quali prenderanno parte;
  9. mostra uno dei due loghi in base ai livelli di solforosa;
  10. è prodotto sulla base di un’autocertificazione fornita annualmente;
  11. deve essere distinto dagli altri vini prodotti dalla cantina;
  12. sono prodotti previa pubblicazione, da parte dei produttori, dei dettagli aziendali.

Il problema di etichettatura

Il CEEV, il 15 aprile 2020, ha posto alla Direzione generale dell’agricoltura e dello sviluppo rurale della Commissione Europea un quesito. La DG, con risposta del 7 settembre 2020, ha evidenziato che, ai sensi dell’articolo 36(2) del Regolamento (UE) N. 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori:

“Le informazioni sugli alimenti fornite su base volontaria soddisfano i seguenti requisiti:

  • non inducono in errore il consumatore come descritto all’ articolo 7;
  • non sono ambigue né confuse per il consumatore; e sono, se del caso, basate sui dati scientifici pertinenti.

Secondo l’articolo 7(1), inoltre:

  • Le informazioni sugli alimenti non inducono in errore, in particolare:

a) per quanto riguarda le caratteristiche dell’alimento e, in particolare, la natura, l’identità, le proprietà, la composizione, la quantità, la durata di conservazione, il paese d’origine o il luogo di provenienza, il metodo di fabbricazione o di produzione;
b) attribuendo al prodotto alimentare effetti o proprietà che non possiede;
c) suggerendo che l’alimento possiede caratteristiche particolari, quando in realtà tutti gli alimenti analoghi possiedono le stesse caratteristiche, in particolare evidenziando in modo esplicito la presenza o l’assenza di determinati ingredienti e/o sostanze nutritive.

Alla luce di tutto quanto detto, quindi, la DG AGRI ritiene che i metodi di produzione previsti dalla normativa europea non includono “méthode nature” e che quindi il termine “naturale” possa creare un rischio per il consumatore di essere indotto in errore.

Per ulteriori informazioni sul tema leggi anche “Vino naturale: il parere della DG Agri”

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