Pubblicità ingannevole: il caso “Patasnella”

Pubblicità ingannevole: il caso “Patasnella”

1 Ottobre 2018 0 Di Elio Palumbieri

Il mondo della pubblicità ingannevole nel settore alimentare è un mondo vastissimo. In questo settore, infatti, la tutela delle imprese e del consumatore impone particolare cautela. Per questo è necessario analizzare dettagliatamente l’etichetta del prodotto posto in commercio.

La pubblicità ingannevole nel settore alimentare

Le informazioni sugli alimenti non devono indurre in errore il consumatore:

  • per quanto riguarda le caratteristiche dell’alimento e, in particolare, la natura, l’identità, le proprietà, la composizione, la quantità, la durata di conservazione, il paese d’origine o il luogo di provenienza, il metodo di fabbricazione o di produzione;
  • attribuendo al prodotto alimentare effetti o proprietà che non possiede;
  • suggerendo che l’alimento possiede caratteristiche particolari, quando in realtà tutti gli alimenti analoghi possiedono le stesse caratteristiche, in particolare evidenziando in modo esplicito la presenza o l’assenza di determinati ingredienti e/o sostanze nutritive;
  • suggerendo, tramite l’aspetto, la descrizione o le illustrazioni, la presenza di un particolare alimento o di un ingrediente, mentre di fatto un componente naturalmente presente.

Le norme inerenti le pratiche leali di informazione sugli alimenti appena menzionate trovano applicazione anche alla pubblicità nonché alla presentazione degli alimenti, in particolare forma, aspetto o imballaggio, materiale d’imballaggio utilizzato, modo in cui sono disposti o contesto nel quale sono esposti.

Il caso “Patasnella”

Una delle decisioni più importanti sul punto è quella con cui l’AGCOM dichiarato ingannevole il messaggio pubblicitario delle note patatine “Patasnella”.  Infatti, sulla confezione e sul sito internet dell’azienda produttrice era presente la scritta “70% di grassi in meno”. Lo scopo del produttore era quello di porre in evidenza le caratteristiche di leggerezza, praticità e bontà delle patate fritte surgelate. Tali caratteristiche venivano ricondotte alla cottura (in forno) cui le patatine sono sottoposte prima del consumo. In sostanza tali patatine, secondo il messaggio lanciato dall’azienda, contenevano meno grassi rispetto a quelle fresche perché venivano cotte in forno. L’Autorità, però, ha ritenuto ingannevole tale messaggio in quanto non ha riscontrato un minore contenuto di grassi rispetto alla patata fritta fresca, come evidenziato dal messaggio pubblicitario, ma solo rispetto alle patatine fritte pre-surgelate.

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