Etichetta a semaforo: odi et amo

Etichetta a semaforo: odi et amo

22 Maggio 2019 0 Di Elio Palumbieri

L’etichetta a semaforo e i sistemi di etichettatura similari, come quello definito “Nutri Score”, hanno sempre trovato una forte resistenza da parte del nostro Paese.

Cosa significa “etichetta a semaforo”?

Uno dei paesi che ha adottato il sistema in parola è la Gran Bretagna. In tal caso il colore del semaforo riportato in etichetta viene individuato sulla base del contenuto in grassi, grassi saturi, sale e zuccheri per 100 g di prodotto. Ciò comporta che, logicamente, un alimento particolarmente pericoloso per la salute viene indicato con il colore rosso.  Sullo stesso criterio di valutazione si basa il sistema Nutri-Score francese, adottato oltralpe nel 2017 dopo una sperimentazione di alcuni mesi.

nutriscore
nutri-score

Il sistema in parola è stato largamente criticato

Si badi, infatti, che 100 g di certo non possono essere ritenuti una quantità comunemente consumata di determinati prodotti come, ad esempio, l’olio extravergine di oliva. Peraltro l’etichetta a semaforo prende in considerazione solo grassi, grassi saturi, sale e zuccheri, senza, invece, valutare la presenza di proteine, carboidrati totali, fibre.

L’altra faccia della medaglia, però, è quella di una comunicazione più chiara ai consumatori.

Non può, infatti, negarsi che alcuni prodotti tipici del nostro Paese, dal punto di vista nutrizionale, non siano propriamente salutari e vadano consumati con moderazione. Di tanto parrebbe opportuno informare adeguatamente il consumatore, magari con un sistema chiaro anche a primo impatto.

La discussione sull’etichetta a semaforo presso il Comitato sulle etichette alimentari del Codex

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Si è discusso di etichetta a semaforo anche presso il competente comitato del Codex Alimentarius. In particolare, al centro del dibattito c’è stata la valutazione del dossier “Principi guida e manuale quadro per l’etichettatura fronte-pacco per la promozione di diete sane” dell’Organizzazione mondiale della sanità.

La posizione del nostro Paese sulla questione è stata molto chiara e si è basata, dal punto di vista strategico, sull’assenza di supporto scientifico all’utilità dell’etichetta a semaforo e, di conseguenza, sull’ingiustificato pregiudizio che deriverebbe ad alcuni prodotti italiani.

La posizione italiana è stata aspramente criticata anche da alcuni ricercatori che, in un articolo, hanno evidenziato sia l’esistenza di una significativa mole di dati scientifici alla base dei profili nutrizionali elaborati che la necessità di ridefinire il concetto di qualità non come qualità degli ingredienti o tradizione produttiva ma come qualità prettamente nutrizionali.

I negoziati e la decisione

Dopo due giorni di intensi negoziati la linea italiana ha avuto la meglio e il documento non è passato. Decisivo è stato l’appoggio degli USA, concordi nel ritenere assenti le solide basi scientifiche dell’etichetta a semaforo.

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