Comunicazione di prodotti alimentari: quanto costa ignorare le norme

Comunicazione di prodotti alimentari: quanto costa ignorare le norme

30 Ottobre 2018 1 Di Elio Palumbieri

Immaginate una riunione di un’agenzia di comunicazione di prodotti alimentari. La brillante idea: un servizio di 8 pagine in cui Belen passeggia e acquista biberon e latte in polvere per il suo bambino con tanto di informazioni su tali prodotti.

La multa

Vi racconto com’è andata a finire: l’AGCM,  in una sentenza del 2014, ha condannato l’editore , l’azienda produttrice di biberon e quella del latte. L’ammontare della multa? 190 mila euro.

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L’articolo

L’articolo del 24 aprile 2013 era titolato “Belen con il suo Santiago” e mostrava la showgirl, all’epoca neo-mamma,  durante l’acquisto di latte per l’infanzia e di un biberon. Le didascalie delle foto descrivevano dettagliatamente i due prodotti, i prezzi e le caratteristiche

Comunicazione non trasparente

Comunicazione dei prodotti alimentari: il caso Chi

Si tratta di una pubblicità non trasparente. Nell’intervista, infatti, la showgirl dice di allattare il suo bambino al seno e di integrare in parte con il biberon ma nulla giustifica la presenza di fotografie così grandi e particolareggiate contenenti tutte le informazioni sul tipo di latte e di biberon acquitati.

Parliamo, quindi, di pubblicità non trasparente in quanto l’effetto pubblicitario, reso evidente dalla presenza delle informazioni appena menzionate, è conseguenza diretta rispetto al contenuto e, quindi, è l’unico scopo perseguito dall’articolo.

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Comunicazione dei prodotti alimentari = creatività + rispetto delle norme

Il caso aiuta a comprendere un elemento generalmente valido: la comunicazione dei prodotti alimentari richiede un necessario studio preventivo delle norme – sempre più dettagliate – sul tema. Insomma pubblicità = creatività + rispetto delle norme. Sempre che non vogliate esporvi al rischio di una multa piuttosto salata.

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