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Commercializzazione dei prodotti biologici scaduti? Non è reato

La commercializzazione di prodotti biologici scaduti merita particolare attenzione. Si tratta, infatti, di stabilire se il solo superamento della data di scadenza sia sufficiente a determinare la non salubrità del prodotto.B

Commercializzazione dei prodotti biologici scaduti – la fattispecie

Nel concreto, dunque, il Tribunale di Bari, con con sentenza del 6 luglio 2017, aveva dichiarato la penale responsabilità di R.L.A.M. in ordine al reato di cui alla L. 30 aprile 1962, n. 283, art. 5, comma 1, lett. b), per aver posto in vendita, oltre la data di scadenza, quattro confezioni di latte in cattivo stato conservazione.

Le norme

L’articolo 5 della norma menzionata stabilisce il divieto di vendere, detenere per vendere o somministrare come mercede ai propri dipendenti, o comunque distribuire per il consumo, sostanze alimentari in cattivo stato di conservazione.

Nel dettaglio, il cattivo stato di conservazione riguarda quelle situazioni in cui le sostanze stesse, pur potendo essere ancora perfettamente genuine e sane, si presentano mal conservate, e cioè preparate o confezionate o messe in vendita senza l’osservanza di quelle prescrizioni – di leggi, di regolamenti, di atti amministrativi generali – che sono dettate a garanzia della loro buona conservazione sotto il profilo igienico-sanitario e che mirano a prevenire i pericoli della loro precoce degradazione o contaminazione o alterazione.

La decisione sui prodotti biologici scaduti

La Corte di Cassazione ha, quindi, evidenziato l’orientamento giurisprudenziale secondo il quale la commercializzazione di prodotti alimentari confezionati, per i quali sia prescritta l’indicazione “da consumarsi preferibilmente entro il…”, o quella “da consumarsi entro il…”, non integra, ove la data sia superata, alcuna ipotesi di reato, ma solo l’illecito amministrativo di cui al D.Lgs. n. 109 del 1992, art. 10, comma 7, e art. 18. Per poter, infatti, ritenere la condotta integrante la fattispecie delittuosa menzionata è necessario che sia accertato in concreto lo stato di cattiva conservazione delle sostanze alimentari.

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Ora, nel caso di specie, le analisi di laboratorio non hanno consentito di riscontrare alcuna anomalia circa la qualità del prodotto che, dunque, non può ritenersi in cattivo stato di conservazione con la conseguenza che la condotta configurerà un illecito amministrativo e non un reato.

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