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Vertical farming: futuro o illusione?

Vertical farming è senza dubbio una locuzione sempre più usata nel settore alimentare. Occorre chiedersi, però, se le tecnologie alla base di tale idea costituiscano davvero il futuro della produzione agroalimentare mondiale o solo un’illusione, una rappresentazione errata del futuro.

Cos’è il vertical farming

Con “vertical farming” si intende individuare quella coltivazione senza suolo organizzata in ambienti chiusi, in verticale e sotto la gestione e il controllo di sistemi automatizzati. Le modalità di coltivazione di questo tipo vengono definite, a seconda delle caratteristiche, idroponica, acquaponica o aeroponica.

Vertical farming – perché?

Le ragioni che stanno alla base dell’idea di vertical farming sono diverse. Prima di tutte, però, emerge con tutta evidenza la necessità di soddisfare una richiesta di prodotti alimentari crescenti e insostenibile. Basti dire, sul punto, che l’Overshoot Day del 2020 è caduto il 22 agosto. In questa data l’umanità ha consumato tutte le risorse biologiche che gli ecosistemi naturali possono rinnovare nel corso dell’intero anno.

Non solo risposta alla domanda di alimenti, però. La soluzione del vertical farming è una risposta anche alla sostenibilità ambientale ed economica del prodotto alimentare. Avere strutture simili nei centri città – o nei pressi di questi – diminuisce la necessità di trasporto e, quindi, inquina meno, potenzialmente fa calare i prezzi e offre preziose occasioni di lavoro nei centri abitati. Tutto ciò senza considerare lo stop all’erosione del suolo.

La coltivazione idroponica

La coltivazione idroponica, una delle possibili alternative per il vertical farming, si caratterizza per l’assenza di suolo e per la sua sostituzione con un substrato inerte irrigato con una soluzione altamente nutritiva per le piante. Le piante, quindi, in questo caso, sono immerse in acqua da cui traggono i nutrienti.

Acquaponica

La coltivazione acquaponica è una modalità che prevede, contemporaneamente, un sistema di agricoltura idroponica e uno di allevamento. In sostanza, la coltivazione idroponica avviene sfruttando anche l’acqua di acquacultura, ricca di sostanze di scarto dei pesci. Tale acqua nutre le piante che ne assorbono i nutrienti e la filtrano e, infine, rientra nelle vasche di acquacultura per ricominciare il ciclo.

Leggi anche “agricoltura rigenerativa: i 4 principi base”

Aeroponica

La coltivazione aeroponica avviene in serra. Le piante sono sospese in aria e i nutrienti vengono nebulizzati direttamente sulle radici tramite una soluzione di acqua arricchita da fertilizzanti e nutrienti. Le piante, in ambiente chiuso e controllato, non vengono mai esposte ad agenti inquinanti e infestanti azzerando, così, l’uso di fitofarmaci.

Vertical farming: futuro o illusione?

Ora, verrebbe certamente da chiedersi se questi sistemi, oltre ad essere molto efficaci sulla carta, siano in grado di conquistare il futuro dell’agricoltura sostenibile. La risposta, che potrebbe sembrare scontata, in realtà non lo è.

Moltre, infatti, sono le voci che vorrebbero imporre un freno o, almeno, un controllo ai metodi menzionati. Si tratta di pareri esposti a tutela dell’agricoltura tradizionale e di tutti gli operatori del settore.

Tali voci, inoltre, hanno trovato esplicito accoglimento in alcune norme. Il regolamento (CE) n. 834/2007 disciplinante l’agricoltura biologica, ad esempio, al suo interno specifica che:

Poiché la produzione biologica vegetale si basa sul principio secondo cui i vegetali devono essere nutriti soprattutto attraverso l’ecosistema del suolo, i vegetali dovrebbero essere prodotti sul, e nel, suolo vivo, in associazione con il sottosuolo e il substrato roccioso. Di conseguenza, non dovrebbero essere ammesse né la produzione idroponica, né la coltivazione di vegetali in contenitori, sacche o aiuole in cui le radici non sono in contatto con il suolo vivo.

Anche il nuovo regolamento (UE) n. 2018/848 evidenzia che:

È vietata la produzione idroponica, vale a dire un metodo di coltivazione dei vegetali che non crescono naturalmente in acqua consistente nel porre le radici in una soluzione di soli elementi nutritivi o in un mezzo inerte a cui è aggiunta una soluzione di elementi nutritivi.

Le norme sono chiare, per certi versi comprensibili e dispongono il divieto di ottenimento della certificazione BIO per l’agricoltura idroponica e le altre coltivazioni fuori suolo. Per capire se questi metodi di coltivazione saranno definitivamente posti al centro dei piani di sviluppo del settore, dunque, occorrerà attendere.

Di sicuro i metodi evidenziati rappresentano un’ottima opportunità per gli imprenditori, sia in termini di resa che di stagionalità.

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Vino: il rilancio del settore in Germania

Il settore “vino” è certamente uno dei più colpiti dal periodo di lockdown dovuto al Covid-19.

Vino: la situazione di crisi

Come riportato dalla Commissione Europea, infatti, il consumo di vino in ristoranti e bar, che solitamente rappresenta il 30% del consumo complessivo, si è fermato a lungo e l’aumento del consumo privato non è sufficiente a compensare le perdite. Particolarmente negative le vendite di spumanti e vini costosi. Anche le esportazioni stanno risentendo della situazione mondiale, con un crollo del 14% rispetto alla media degli ultimi 5 anni.

In questo contesto molti Paesi europei stanno cercando di fornire delle risposte al comparto.

La risposta tedesca per il mercato del vino

In Germania, ad esempio, il settore è in sofferenza da anni e, per questo, potrebbe concludersi entro dicembre un percorso, cominciato un anno fa circa, che porterà ad una modifica delle norme che regolano il settore vitivinicolo. Ad annunciarlo è stato il ministro federale Julia Klöckner.

Il confronto avviato con rappresentanti dell’industria e degli Stati federali tramite svariate tavole rotonde ha portato a quello che viene definito dalla stessa ministro, un progetto di legge equilibrato che tiene conto dei diversi interessi. 

Le proposte

Fondamentalmente la proposta tedesca si caratterizza per tre grandi riforme.

  • Sviluppo ulteriore delle indicazioni circa l’origine geografica del prodotto;
  • Nuovi limiti agli spazi per i nuovi impianti: 0,3% sull’area totale effettiva coltivata a viti, aggiornato annualmente;
  • Maggiori fondi a sostegno dei viticoltori .

La qualità come origine geografica

Una curiosità – non così banale – è l’identificazione del concetto di qualità con quello di origine geografica. Il progetto di legge, infatti, in apertura, specifica che la “politica della qualità” intrapresa dall’Unione Europea si realizza soprattutto nelle denominazioni di origine protetta. Il concetto, quindi, è quello per cui più è precisa l’indicazione di origine, più è alta la qualità del prodotto. Con questa premessa, quindi, l’intenzione del legislatore tedesco è quella di riposizionare le filiere locali in un sistema basato sull’origine geografica.

 Puoi trovare i disegni di legge menzionati qui:

Progetto: 24o regolamento che modifica il regolamento sul vino

Progetto: decima legge che modifica la legge sul vino

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Le prospettive del settore agroalimentare nel rapporto della Commissione UE

Le prospettive del settore agroalimentare a breve termine sono oggetto di una pubblicazione della Commissione Europea. Tale pubblicazione si verifica ogni anno per tre volte all’anno. Dai dati emerge un riquadro più chiaro delle attuali condizioni del comparto in Europa, specie se si considera la particolare congiuntura economica che stiamo vivendo.

Il COVID-19 ha posto in evidenza una serie di urgenze a cui sarebbe stato opportuno dare risposta da tempo. Sicurezza alimentare, nella doppia accezione del termine, aspetti sociali e, ovviamente aspetti economici. E’ proprio questo l’elemento, al momento, che più preoccupa i governi europei. Nel settore agroalimentare la priorità è chiara: rendere le filiere maggiormente resilienti.

Alla fine di questo post trovi anche un’osservazione personale sul punto.

Le prospettive del settore agroalimentare: background macroeconomico

La crisi derivata dalla diffusione del COVID-19 non ha precedenti e potrebbe protrarsi sino alla metà del 2021. L’entità dell’impatto economico potrebbe essere di gran lunga peggiore di quello della crisi del 2008-2009 con l’economia globale in una recessione del 3% e quella europea del 7,5% nel 2020.
Certamente è presto per poter stimare la profondità di tale crisi e molto dipenderà dalle misure di stimolo all’economia che saranno poste in essere. E’ possibile, però, effettuare un’analisi a breve termine. Proprio di questo si è occupata la Commissione.

Leggi anche “food delivery: le regole anti-covid”

Le previsioni

Le prospettive del settore agroalimentare nei prossimi mesi possono essere così riassunte:

  • ampia disponibilità di grano e cereali;
  • aumento della produzione e aumento dei consumi di soia nel 2020/2021 dopo una diminuzione della produzione nel 2019/2020;
  • diminuzione del prezzo dello zucchero con una produzione stimata in 17.4 milioni di tonnellate (-1,5%);
  • diminuzione della produzione e crescita della domanda di mele e arance;
  • crollo del prezzo del latte e degli equivalenti;
  • aumento della produzione di burro, con consumi stabili;
  • diminuzione della produzione di carne bovina, crescita della produzione di carne di pollo, crescita della produzione di carne suina. Produzione di carne ovina stabile.

Le prospettive del mercato dell’olio d’oliva

Nel 2019/2020 la produzione di olio di oliva in europa si è avvicinata alle 2 milioni di tonnellate, con una diminuzione del 15% rispetto alla raccolta precedente. Nonostante ciò si evidenzia un’ampia disponibilità di prodotto dovuta alle scorte iniziali. A febbraio i prezzi dell’olio hanno iniziato a stabilizzarsi conservando, però, un prezzo inferiore del 40% rispetto alla media degli ultimi 5 anni.

L’imposizione delle misure di confinamento e il ribasso dei prezzi dovrebbero portare ad un aumento complessivo dei consumi (c.a + 13%) nei principali Paesi produttori di olio d’oliva mentre potrebbe registrarsi una diminuzione negli altri (-9%).

Il mercato del vino

Il consumo di vino è stato fortemente influenzato dall’imposizione delle misure anti-contagio. Il consumo di vino in ristoranti e bar, che solitamente rappresenta il 30% del consumo complessivo, si è fermato a lungo e l’aumento del consumo privato non è sufficiente a compensare le perdite. Particolarmente negative le vendite di spumanti e vini costosi. Anche le esportazioni stanno risentendo della situazione mondiale, con un crollo del 14% rispetto alla media degli ultimi 5 anni.

La ricetta non c’è ma alcuni accorgimenti possono essere utili

Proprio qualche giorno fa, durante un convegno organizzato dalla Scuola di Alta Formazione Agroalimentare abbiamo pensato di discutere di innovazione nelle filiere agroalimentari. Non sono sorpreso nel vedere gli imprenditori maggiormente disposti a intraprendere un percorso di riposizionamento della propria filiera in questo momento. E’, infatti, evidente che, insieme alle misure urgenti utili a rispondere alle emergenze, questa crisi ha posto in evidenza la necessità di intraprendere un percorso più profondo di aggregazione e innovazione. Solo così si potrà dare una risposta concreta e duratura al mercato e continuare a crescere.

per maggiori informazioni: https://ec.europa.eu/info/sites/info/files/food-farming-fisheries/farming/documents/short-term-outlook-spring-2020_en.pdf

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Lievito madre: la ricetta nel disciplinare di produzione del Pane di Matera IGP

Il lievito madre è, senza dubbio, uno dei grandi protagonisti della tavola degli italiani e, al contempo, una delle più grandi incognite produttive, soprattutto per l’homemade. Le norme, però, possono soccorrerci anche in questi casi. In particolare, nel ricercare qualche indizio mi sono imbattuto nel disciplinare del Pane di Matera IGP.

Cos’è una IGP

La I.G.P. è un “segno distintivo“. Nel settore alimentare i segni distintivi rispondono a finalità specifiche legate alla commercializzazione dei prodotti. Essi rendono identificabili i prodotti e, quindi, riconducibili ad un determinato territorio, a tradizioni culinarie ed a processi produttivi generalmente conosciuti e qualitativamente riconoscibili.

Tecnicamente, la I.G.P. (indicazione geografica protetta) individua il nome di una determinata area geografica utile a designare un prodotto agricolo o alimentare che viene prodotto in tale zona e di cui una determinata qualità, la reputazione o altre caratteristiche possano essere attribuite proprio all’origine geografica. Tale indicazione mira a valorizzare quei prodotti che devono le proprie caratteristiche all’ambito geografico di provenienza.

Leggi anche: la differenza tra D.O.P. e I.G.P.

Il disciplinare di produzione

Nel caso specifico la ricetta del lievito madre del Pane di Matera IGP è contenuto nel “disciplinare di produzione”. Il disciplinare di produzione contiene, infatti, tutte le indicazioni e prassi operative che il produttore è tenuto a seguire. Si tratta di uno degli elementi maggiormente importanti di una indicazione geografica in quanto è in questa sede che i produttori stessi individuano delle regole comuni e definendo le qualità garantite al consumatore.

Leggi anche “Tutela IGP: il caso Lardo di Colonnata”

La ricetta del lievito madre nel disciplinare di produzione del Pane di Matera IGP

Come detto, per ottenere il “Pane di Matera” occorre attenersi scrupolosamente a quanto indicato nel disciplinare di produzione. Per quanto concerne il lievito madre, in particolare, il disciplinare riporta la seguente ricetta:
1 Kg. di farina W 300;
250 gr. di polpa di frutta fresca matura tenuta prima a macerare in acqua (250 – ­300 cl.);
Preparare un impasto elastico;
Posizionarlo in un cilindro di yuta alto e stretto ed attendere che si raddoppi di volume (per un tempo compreso tra 10 e 12 ore, a 26-­30 °C );
Rimuovere l’impasto aggiungendo farina in quantità pari al peso ottenuto più il 40% di acqua;
Ripetere detti rinnovi per svariate volte fino all’ottenimento di un impasto che lieviti in 3-­4 ore.

L’utilizzo del lievito madre nel disciplinare di produzione

Il lievito madre può essere utilizzato al massimo per 3 rinnovi. Il rinnovo consiste nell’utilizzare parte dell’impasto originario, precedentemente lievitato, in aggiunta ad un altro impasto di semola ed acqua da far lievitare per la panificazione successiva. Le quantità percentuali di lievito e di semola, in relazione all’impasto, sono comprese, rispettivamente, tra 7 – ­8% e 45­ – 47%.
I tre rinnovi consentono di aumentare la massa fermentata mediante l’aggiunta di acqua e semola rimacinata di grano duro, nella percentuale del 15-­25% rispetto al quantitativo di semola rimacinata di grano duro da impastare. Al termine della lievitazione un’aliquota dell’impasto (dall’1,2 all’1,8% in funzione delle temperature dell’ambiente) viene conservata a 3-­5 °C per la produzione successiva. Nella preparazione dell’impasto è consentito l’utilizzo di lievito compresso in quantità che non superi l’1%.

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Vino biologico e biodinamico: differenze e tendenze

Qualche giorno fa ho pubblicato sul mio canale telegram un articolo sul vino biologico e biodinamico.

L’argomento è sempre attuale e, in tutta onestà, mi interessa particolarmente. Oltre ad una passione per il buon vino nutro grande passione anche per il mercato del vino italiano.

In questo post non troverete particolari elementi legati al mondo giuridico ma una semplice analisi delle tendenze del settore.

Due sono gli elementi che sembrano segnare con sempre maggiore forza il mercato: salubrità e tutela dell’ambiente.

Il vino biologico

Oggi il vino biologico rappresenta il 2,8% della produzione globale. Parliamo, in Italia, di 103/106 mila ettari coltivati secondo metodi e regole ufficiali riconosciute e codificate, pari a circa il 17% di tutte le colture di vite. In alcune zone si raggiungono percentuali ben più alte: nel distretto del Chianti, ad esempio, la superficie coltivata con metodo biologico è pari al 30 per cento con circa 50 realtà che producono integralmente vino bio.

Generale andamento positivo del bio

Parliamo di una tendenza che, tra alti e bassi, dimostra un generale andamento positivo. Occorre, infatti, considerare che stando ad uno studio effettuato dalla no profit Wine Market Council, nel 2015 i Millennials (per la no profit, coloro nati tra il 1980 e il 2000) hanno bevuto il 42% di tutto il vino sdoganato e prodotto negli Stati Uniti, più di ogni altro gruppo di età, con una media di tre bicchieri a testa per ogni occasione di consumo. Parliamo di 79 milioni di persone che hanno bevuto circa 159,6 milioni di casse di vino. Il dato è leggermente sceso nel 2017 ma parliamo, in ogni caso, di un segmento che, stando al report di Business Wire, ha maturato uno spiccato senso per tutto ciò che risulti essere sostenibile e naturale.

handmade winemaking

Il vino biodinamico

Oltre al vino biologico però, c’è di più. Sempre maggiore diffusione assume anche il concetto di vino biodinamico.

Pur non trovando ancora uno specifico riconoscimento legislativo – che, invece, ha il vino biologico – l’agricoltura biodinamica trova le proprie regole nei dettami dell’associazione Demeter. Scopo del biodinamico è allontanare completamente la chimica e ridurre al minimo l’uso di macchinari nelle attività agricole. Si tratta, in sostanza, di un’agricoltura basata sul pieno rispetto dell’andamento naturale delle colture e sull’utilizzo di risorse nel rispetto dell’ambiente.

I tre principi dell’agricoltura biodinamica sono:

  • mantenere la fertilità della terra, liberando in essa materie nutritive;
  • rendere sane le piante in modo che possano resistere alle malattie e ai parassiti;
  • produrre alimenti di qualità più alta possibile.

Le differenze tra agricoltura biologica e biodinamica sono diverse. Si comincia dall’agricoltura effettuata senza alcun agente chimico (neppure il rame che, ad esempio, è consentito con il metodo bio) e si arriva in cantina dove nulla viene aggiunto al mosto (neppure i lieviti selezionati).

Conclusioni

La generale tendenza legate al vino biologico e biodinamico parla chiaro. Non mancano bandi e finanziamenti volti ad aiutare le imprese agricole ad attuare la conversione al metodo BIO. A mancare, invece, è una specifica disciplina del metodo biodinamico. In attesa di novità su questo fronte, però, occorre sempre fare particolare attenzione alla comunicazione del prodotto e delle sue caratteristiche.

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