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Il Regolamento di esecuzione 2021/279

Il Regolamento di esecuzione 2021/279 della Commissione del 22 febbraio 2021 recante modalità di applicazione del regolamento (UE) 2018/848 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto concerne i controlli e le altre misure che garantiscono la tracciabilità e la conformità nella produzione biologica e l’etichettatura dei prodotti biologici è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale UE il 23 febbraio 2021.

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Regolamento di esecuzione 2021/279: le norme di dettaglio

Tramite la regolamentazione menzionata sono state introdotte norme di dettaglio applicabili al Regolamento 2018/848, con particolare riferimento:

  • al capo III, sulle norme di produzione riferite agli operatori,
  • al capo IV, sulle disposizioni relative all’etichettatura dei prodotti biologici e quelli in conversione
  • al capo V, sulle norme relative a certificazione degli operatori e di gruppo
  • al capo VI, sui controlli ufficiali.

Si tratta, dunque, di aggiornamenti relativi a operatori, da un lato, e sistema di controllo, dall’altro.

Le misure dedicate agli operatori

Il regolamento di esecuzione 2021/279 approfondisce, all’articolo 1, le misure precauzionali che gli operatori sono tenuti ad adottare in caso di sospetto di non conformità dovuto a presenza di prodotti e sostanze non autorizzati. Vengono, inoltre, introdotte norme di dettaglio relative all’etichettatura del prodotto e alla certificazione di gruppo nonché, all’articolo 3, alle condizioni per l’uso di indicazioni come quella prevista per i prodotti in conversione di origine vegetale o quella del luogo in cui sono state coltivate le materie prime agricole di cui il prodotto è composto.

Per i prodotti in conversione, in particolare, il regolamento prevede che la dicitura dovrà figurare:

a) con colore, formato e tipo di caratteri che non le diano maggiore risalto rispetto alla denominazione di vendita del prodotto ed è interamente redatta in caratteri della stessa dimensione;

b) nello stesso campo visivo del codice numerico dell’autorità di controllo o dell’organismo di controllo di cui all’articolo 32, paragrafo 1, lettera a), del regolamento (UE) 2018/848.

Sui controlli ufficiali

Ascolta ora il podcast sul diritto agroalimentare

Con riferimento ai controlli ufficiali, il regolamento di esecuzione 2021/279 introduce specifiche misure relative alle indagini ufficiali, al campionamento e ai controlli, ai poteri delle autorità di controllo e allo scambio di informazioni in ambito UE.

In particolare, ai controlli ufficiali previsti in funzione del rischio di non conformità, il regolamento prevede l’applicabilità delle seguenti percentuali minime:

a) ogni anno almeno il 10 % di tutti i controlli ufficiali degli operatori o dei gruppi di operatori è effettuato senza preavviso;
b) ogni anno è effettuato almeno il 10 % di controlli aggiuntivi rispetto a quelli di cui all’articolo 38, paragrafo 3, del regolamento (UE) 2018/848;

c) ogni anno almeno il 5 % degli operatori, esclusi gli operatori esentati a norma dell’articolo 34, paragrafo 2, e dell’articolo 35, paragrafo 8, del regolamento (UE) 2018/848, è sottoposto a campionamento a norma dell’articolo 14, lettera h), del regolamento (UE) 2017/625;

d) ogni anno almeno il 2 % dei membri di ciascun gruppo di operatori è sottoposto a campionamento a norma dell’articolo 14, lettera h), del regolamento (UE) 2017/625;

e) almeno il 5 % degli operatori che sono membri di un gruppo, ma non in numero inferiore a 10, è sottoposto ogni anno a una nuova ispezione.

Se il gruppo di operatori conta 10 membri o meno, tutti i membri sono controllati in relazione alla verifica della conformità di cui all’articolo 38, paragrafo 3, del regolamento (UE) 2018/848.

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Comunicazione prodotti alimentari, diritto alimentare, DOP, IGP, STG, etichettatura prodotti alimentari

Origine del prodotto alimentare: il caso “Torrone di Alicante”

L’origine del prodotto alimentare ha sempre rappresentato, per il consumatore, una priorità. Identifica le tradizioni di un luogo collegate al prodotto agro-alimentare e si basa su criteri, quali la tecnica e l’esperienza dei produttori, la qualità delle materie prime.

Agli inizi degli anni ’90 questi elementi sono stati al centro di una importante decisione della Corte di Giustizia UE. Questa, infatti, ha indicato la strada per una tutela più stringente delle indicazioni di origine.

Leggi anche “origine e provenienza degli alimenti: i chiarimenti della Commissione”

Origine del prodotto alimentare: il caso “Torrone di Alicante”

Oggetto della sentenza è il Torrone di Alicante, un dolciume prodotto, al tempo della decisione in commento, sia in Spagna che in Francia. Il produttore spagnolo, intenzionato a tutelare il proprio prodotto, aveva adito il giudice francese. Alla base delle sue tesi vi era la convenzione di Madrid del 27 giugno 1973 sulla tutela delle denominazioni di origine, la quale aveva riservato la denominazione «Torrone di Alicante» ai soli prodotti spagnoli. La società spagnola, dunque, visto il rigetto della domanda, adiva il giudice d’appello il quale rimetteva la questione alla Corte di Giustizia.

L’intervento della Commissione

La Commissione, intervenuta nel giudizio, aveva sostenuto l’illegittimità della convenzione per violazione delle norme in tema di libera circolazione dei prodotti. L’indicazione di origine, al tempo, riceveva specifica tutela UE solo nel caso fornisse all’alimento una “valenza positiva effettivamente misurabile“.

La decisione della Corte

La Corte di Giustizia, però, con la decisione in commento ha contribuito in maniera particolarmente rilevante all’evoluzione della materia. Questa, infatti, nel respingere la tesi della Commissione, ha ritenuto legittima l’applicazione delle norme di una Convenzione bilaterale tra Stati membri relative alla tutela delle indicazioni di provenienza e delle denominazioni d’origine. La Corte, in particolare, ha evidenziato che

sostenere le posizioni adottate dalla Commissione porterebbe a privare di qualsiasi tutela le denominazioni geografiche che siano usate per dei prodotti per i quali non si può dimostrare che debbano un sapore particolare ad un determinato terreno e che non siano stati ottenuti secondo requisiti di qualità e norme di fabbricazione stabiliti da un atto delle pubbliche autorità. Esse, invece, devono quindi essere tutelate.

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Novel food: la decisione della Corte di Giustizia

I novel food costituiscono uno dei settori di maggiore interesse per lo sviluppo del diritto agroalimentare e del mercato agroalimentare europeo. Il tema è stato recentemente oggetto di decisione da parte della Corte di Giustizia UE.

Di novel food ho parlato più volte, anche in maniera più “provocatoria”. Ad esempio, qui trovi un mio articolo titolato “Pasta e cavallette? Perché no?”. Si tratta di un tema delicato che va analizzato con la giusta freddezza. Perché, specie con riferimento ad alimenti come gli insetti, è un tema di prospettiva: lontano dalle nostre abitudini ma, forse, necessario per renderle sostenibili.

In linea generale si può affermare che i novel food sono alimenti che non sono stati consumati in sicurezza prima del 15 maggio 1997.

Novel food: la sentenza della Corte di Giustizia

I novel food sono stati recentemente oggetto della decisione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, Sez. III, del 1.10.2020, resa nella causa C-526/19.

Leggi anche: i requisiti per la vendita di alimenti online

La decisione prende spunto dal rinvio pregiudiziale del Conseil d’Etat francese. Il procedimento

Oggetto della decisione

Il rinvio pregiudiziale concerneva l’interpretazione dell’art. 1, par. 2, del regolamento (CE) n. 258/97 e, in particolare, la definizione di “ingredienti isolati a partire da animali”. L’articolo menzionato così recita:

Il presente regolamento si applica all’immissione sul mercato dell[‘Unione] di prodotti e ingredienti alimentari non ancora utilizzati in misura significativa per il consumo umano nell[‘Unione] e che rientrano in una delle seguenti categorie:

(…)

e) […] ingredienti alimentari isolati a partire da animali […]”.

Ora, come noto, il regolamento in commento è stato abrogato e sostituito dal regolamento (UE) 2015/2283, il quale, all’art. 3, par. 2, afferma invece:

“Si applicano inoltre le seguenti definizioni:

a) «nuovo alimento»: qualunque alimento non utilizzato in misura significativa per il consumo umano nell’Unione prima del 15 maggio 1997, a prescindere dalla data di adesione all’Unione degli Stati membri, che rientra in almeno una delle seguenti categorie:

[…]

v) alimenti costituiti, isolati od ottenuti a partire da animali o da parti dei medesimi, ad eccezione degli animali ottenuti mediante pratiche tradizionali di riproduzione utilizzate per la produzione alimentare nell’Unione prima del 15 maggio 1997 qualora tali alimenti ottenuti da detti animali vantino una storia di uso sicuro come alimento nell’Unione;

La definizione menzionata, in sostanza, amplia quella del precedente regolamento, specificando che per novel food si intendono sia parti di animali o sostanze da questi derivanti, ma anche organismi nel loro complesso.

La decisione della Corte di Giustizia UE

La Corte è quindi intervenuta sul punto interpretando la disposizione nel senso che l’espressione “isolati a partire da animali” fa riferimento ad un processo di estrazione dall’animale e, pertanto, nessuna interpretazione possibile di tale espressione può condurre a fare riferimento all’animale intero.

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Comunicazione prodotti alimentari, diritto alimentare, import-export

I requisiti per la vendita di alimenti online

I requisiti per la vendita di alimenti online consentono, a chi interessato, di intraprendere un’attività di e-commerce o marketplace. Si tratta di un business in continua crescita, specie se si considera che, nel 2019, gli italiani hanno speso 1,6 miliardi di euro per l’acquisto di generi alimentari online[1]. Un settore, dunque, in crescita in cui sicuramente conviene investire. Si tratta, peraltro, di uno dei settori in cui, in questi mesi, si sta maggiormente concentrando la mia attività. Le nuove iniziative imprenditoriali che puntano alla vendita online di prodotti alimentari sono svariate così come non mancano le aziende già consolidate impegnate nell’apertura di nuovi canali di vendita.

Leggi anche: Come avviare un e-commerce di prodotti alimentari

I requisiti per la vendita di alimenti online possono essere soggettivi o oggettivi. Si tratta di elementi richiesti al fine di assicurare la preparazione dell’OSA e la sua capacità di garantire igiene e sicurezza degli alimenti.

Requisiti per la vendita di alimenti online: i requisiti personali

I requisiti personali o soggettivi si distinguono in requisiti morali o di onorabilità e requisiti personali o professionali.

I primi vietano l’attività di somministrazione di alimenti e bevande, ad esempio, a coloro che sono stati dichiarati delinquenti abituali o professionali. Eccezione alla regola è il caso in cui gli stessi abbiano ottenuto la riabilitazione.

I requisiti personali e professionali, invece, prevedono che l’attività di vendita di prodotti alimentari possa essere svolta da chi è in possesso di specifici requisiti determinati. Tra questi rientrano, ad esempio, aver frequentato con esito positivo un corso professionale per il commercio, la preparazione o la somministrazione degli alimenti, istituito o riconosciuto dalle regioni o dalle province autonome di Trento e di Bolzano (corso SAB).

Requisiti oggettivi

Tra i requisiti oggettivi si evidenzia la disponibilità dei locali adibiti a magazzino per lo stoccaggio della merce. Gli stessi, inoltre, devono essere conformi a tutte le disposizioni urbanistiche, edilizie, di prevenzione incendi e inquinamento acustico, di igiene e sicurezza degli alimenti.

Altre informazioni

Non solo requisiti soggettivi e oggettivi, però. Avviare un e-commerce o un marketplace di prodotti alimentari richiede il rispetto di svariate norme. Fra tutte è importantissimo ricordare che online il consumatore deve poter rinvenire tutte le informazioni riportate in etichetta. Le informazioni devono, quindi, essere sempre disponibili, chiare e leggibili. Sul punto attenzione soprattutto a chi gestisce un marketplace consentendo al produttore l’upload delle informazioni: la responsabilità in caso di mancata osservanza della compliance potrebbe essere condivisa.


[1] Linkiesta

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Aggiornamenti, Comunicazione prodotti alimentari, diritto alimentare, etichettatura prodotti alimentari

Origine del prodotto alimentare: le nuove regole in Francia

L’origine del prodotto alimentare è al centro dell’ultima riforma introdotta in Francia. Lo scopo della novella è quello di aumentare la trasparenza delle informazioni sui prodotti alimentari, anche in ossequio del regolamento 1169/2011 che prevede che esse siano, tra le altre cose, chiare e comprensibili.

Origine del prodotto alimentare: la riforma

La nuova norma ha esteso l’obbligo di indicare la provenienza delle carni bovine ai piatti consumati in ristoranti, da asporto o in mense contenenti carni caprine, suine, ovine e pollame. L’obbligo riguarda l’indicazione del paese di allevamento e di quello di macellazione.

Norme simili sono state introdotte anche con riferimento alle miscele di miele, cacao birra e vino. In particolare, va indicato:

  • il paese di raccolta per il miele,
  • il luogo di provenienza per i prodotti a base di cacao;
  • nome e indirizzo del produttore per la birra;
  • nome della DOP o IGP dei vini venduti in ristorante.

La discussione sull’origine del prodotto alimentare in Italia

La questione è in corso di discussione anche nel nostro Paese. Sono, infatti, in fase di emanazione, due decreti. Il primo proroga l’obbligo di indicazione dell’origine per la pasta, il riso e il pomodoro mentre il secondo concerne l’origine di latte e formaggi. È stato, invece, notificato alla UE il decreto riguardante l’origine delle carni suine trasformate.

Di recente, inoltre, una decisione della AGCM ha fatto luce sull’etichettatura di origine della pasta.

…e in Europa

In realtà di origine del prodotto alimentare si discute anche in sede europea. Sul punto è recentemente intervenuta anche la “Comunicazione della Commissione sull’applicazione delle disposizioni dell’articolo 26, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 1169/2011”, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il 31.1.2020. Con la comunicazione in commento la Commissione ha inteso fornire agli operatori del settore alimentare e alle autorità nazionali ulteriori orientamenti sull’applicazione delle disposizioni concernenti l’etichettatura di origine. Ne ho scritto qui.

Le altre novità in Francia

Non solo origine del prodotto alimentare. La novella ha regolato anche l’aspetto relativo alla denominazione. È previsto, infatti, il divieto di usare denominazioni tipicamente associate ai prodotti di origine animale per i prodotti contenenti proteine vegetali oltre una certa soglia in fase di definizione. Di tali divieti si era già parlato. Basti pensare, ad esempio, alla maionese vegana o al panettone vegano.

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Vino: il rilancio del settore in Germania

Il settore “vino” è certamente uno dei più colpiti dal periodo di lockdown dovuto al Covid-19.

Vino: la situazione di crisi

Come riportato dalla Commissione Europea, infatti, il consumo di vino in ristoranti e bar, che solitamente rappresenta il 30% del consumo complessivo, si è fermato a lungo e l’aumento del consumo privato non è sufficiente a compensare le perdite. Particolarmente negative le vendite di spumanti e vini costosi. Anche le esportazioni stanno risentendo della situazione mondiale, con un crollo del 14% rispetto alla media degli ultimi 5 anni.

In questo contesto molti Paesi europei stanno cercando di fornire delle risposte al comparto.

La risposta tedesca per il mercato del vino

In Germania, ad esempio, il settore è in sofferenza da anni e, per questo, potrebbe concludersi entro dicembre un percorso, cominciato un anno fa circa, che porterà ad una modifica delle norme che regolano il settore vitivinicolo. Ad annunciarlo è stato il ministro federale Julia Klöckner.

Il confronto avviato con rappresentanti dell’industria e degli Stati federali tramite svariate tavole rotonde ha portato a quello che viene definito dalla stessa ministro, un progetto di legge equilibrato che tiene conto dei diversi interessi. 

Le proposte

Fondamentalmente la proposta tedesca si caratterizza per tre grandi riforme.

  • Sviluppo ulteriore delle indicazioni circa l’origine geografica del prodotto;
  • Nuovi limiti agli spazi per i nuovi impianti: 0,3% sull’area totale effettiva coltivata a viti, aggiornato annualmente;
  • Maggiori fondi a sostegno dei viticoltori .

La qualità come origine geografica

Una curiosità – non così banale – è l’identificazione del concetto di qualità con quello di origine geografica. Il progetto di legge, infatti, in apertura, specifica che la “politica della qualità” intrapresa dall’Unione Europea si realizza soprattutto nelle denominazioni di origine protetta. Il concetto, quindi, è quello per cui più è precisa l’indicazione di origine, più è alta la qualità del prodotto. Con questa premessa, quindi, l’intenzione del legislatore tedesco è quella di riposizionare le filiere locali in un sistema basato sull’origine geografica.

 Puoi trovare i disegni di legge menzionati qui:

Progetto: 24o regolamento che modifica il regolamento sul vino

Progetto: decima legge che modifica la legge sul vino

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Le prospettive del settore agroalimentare nel rapporto della Commissione UE

Le prospettive del settore agroalimentare a breve termine sono oggetto di una pubblicazione della Commissione Europea. Tale pubblicazione si verifica ogni anno per tre volte all’anno. Dai dati emerge un riquadro più chiaro delle attuali condizioni del comparto in Europa, specie se si considera la particolare congiuntura economica che stiamo vivendo.

Il COVID-19 ha posto in evidenza una serie di urgenze a cui sarebbe stato opportuno dare risposta da tempo. Sicurezza alimentare, nella doppia accezione del termine, aspetti sociali e, ovviamente aspetti economici. E’ proprio questo l’elemento, al momento, che più preoccupa i governi europei. Nel settore agroalimentare la priorità è chiara: rendere le filiere maggiormente resilienti.

Alla fine di questo post trovi anche un’osservazione personale sul punto.

Le prospettive del settore agroalimentare: background macroeconomico

La crisi derivata dalla diffusione del COVID-19 non ha precedenti e potrebbe protrarsi sino alla metà del 2021. L’entità dell’impatto economico potrebbe essere di gran lunga peggiore di quello della crisi del 2008-2009 con l’economia globale in una recessione del 3% e quella europea del 7,5% nel 2020.
Certamente è presto per poter stimare la profondità di tale crisi e molto dipenderà dalle misure di stimolo all’economia che saranno poste in essere. E’ possibile, però, effettuare un’analisi a breve termine. Proprio di questo si è occupata la Commissione.

Leggi anche “food delivery: le regole anti-covid”

Le previsioni

Le prospettive del settore agroalimentare nei prossimi mesi possono essere così riassunte:

  • ampia disponibilità di grano e cereali;
  • aumento della produzione e aumento dei consumi di soia nel 2020/2021 dopo una diminuzione della produzione nel 2019/2020;
  • diminuzione del prezzo dello zucchero con una produzione stimata in 17.4 milioni di tonnellate (-1,5%);
  • diminuzione della produzione e crescita della domanda di mele e arance;
  • crollo del prezzo del latte e degli equivalenti;
  • aumento della produzione di burro, con consumi stabili;
  • diminuzione della produzione di carne bovina, crescita della produzione di carne di pollo, crescita della produzione di carne suina. Produzione di carne ovina stabile.

Le prospettive del mercato dell’olio d’oliva

Nel 2019/2020 la produzione di olio di oliva in europa si è avvicinata alle 2 milioni di tonnellate, con una diminuzione del 15% rispetto alla raccolta precedente. Nonostante ciò si evidenzia un’ampia disponibilità di prodotto dovuta alle scorte iniziali. A febbraio i prezzi dell’olio hanno iniziato a stabilizzarsi conservando, però, un prezzo inferiore del 40% rispetto alla media degli ultimi 5 anni.

L’imposizione delle misure di confinamento e il ribasso dei prezzi dovrebbero portare ad un aumento complessivo dei consumi (c.a + 13%) nei principali Paesi produttori di olio d’oliva mentre potrebbe registrarsi una diminuzione negli altri (-9%).

Il mercato del vino

Il consumo di vino è stato fortemente influenzato dall’imposizione delle misure anti-contagio. Il consumo di vino in ristoranti e bar, che solitamente rappresenta il 30% del consumo complessivo, si è fermato a lungo e l’aumento del consumo privato non è sufficiente a compensare le perdite. Particolarmente negative le vendite di spumanti e vini costosi. Anche le esportazioni stanno risentendo della situazione mondiale, con un crollo del 14% rispetto alla media degli ultimi 5 anni.

La ricetta non c’è ma alcuni accorgimenti possono essere utili

Proprio qualche giorno fa, durante un convegno organizzato dalla Scuola di Alta Formazione Agroalimentare abbiamo pensato di discutere di innovazione nelle filiere agroalimentari. Non sono sorpreso nel vedere gli imprenditori maggiormente disposti a intraprendere un percorso di riposizionamento della propria filiera in questo momento. E’, infatti, evidente che, insieme alle misure urgenti utili a rispondere alle emergenze, questa crisi ha posto in evidenza la necessità di intraprendere un percorso più profondo di aggregazione e innovazione. Solo così si potrà dare una risposta concreta e duratura al mercato e continuare a crescere.

per maggiori informazioni: https://ec.europa.eu/info/sites/info/files/food-farming-fisheries/farming/documents/short-term-outlook-spring-2020_en.pdf

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appuntamenti e interviste, diritto alimentare

Diritto Agroalimentare – Video per ELSA Bari

Gli amici di Elsa Bari mi hanno chiesto di parlare di diritto agroalimentare. Ho, quindi, girato due brevi video in cui evidenzio gli elementi più importanti della materia e le sue caratteristiche e, dopo, sottopongo all’attenzione di chi ascolta un caso di studio.

Ecco i video:

Continuano le Pillole di Orientamento Professionale. Questa settimana siamo in compagnia dell'Avv. Elio Palumbieri che illustra il Diritto Agroalimentare. Non perderti il video su un caso pratico che pubblicheremo giovedì!

Posted by ELSA Bari on Tuesday, June 9, 2020

Ecco a voi il secondo video sul Diritto Agroalimentare, in cui l'Avvocato Elio Palumbieri affronta un caso pratico sul tema!Continua a seguirci per scoprire l'argomento dei video della prossima settimana e ti ricordiamo che quando vuoi puoi ascoltare tutti gli interventi in formato podcast, sulla nostra pagina Spotify "ELSA Bari".

Posted by ELSA Bari on Thursday, June 11, 2020
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Food delivery: le regole anti-covid-19

L’aumento dell’utilizzo dei servizi di food delivery richiede una riflessione sulle misure di sicurezza anti-contagio adottate.

Durante questo periodo di “chiusura” totale o parziale, a seconda delle regioni, gli italiani hanno usufruito in maniera più elevata rispetto al passato dei servizi di ecommerce e food delivery. In questa situazione moltissime realtà hanno cominciato ad effettuare consegne a domicilio ma pare opportuno evidenziare che anche questo settore del comparto alimentare non è esente da specifiche norme, anche straordinarie.

La crescita del digital food delivery

Il food delivery in questo periodo non fa che confermare un trend in forte crescita già registrato in precedenza. Nel 2019, infatti, il comparto ha fatto segnare un fatturato di 566 milioni di euro con un incremento annuale del 56% . Oggi la domanda del servizio food delivery supera di quattro volte quella di cibo al ristorante.

Durante la fase di emergenza si è registrato un incremento di nuovi clienti. Di questi, secondo le interviste svolte dall’Osservatorio JustEat, il 34% ha dichiarato di non aver mai ordinato tramite digital food delivery. Tra le città maggiormente attive vi sono Milano, Roma, Torino, Napoli, Lecce e Palermo.

Leggi anche: Lievito madre: la ricetta nel disciplinare di produzione del Pane di Matera IGP

Le regole

In questo periodo anche la consegna a domicilio di alimenti è regolata da un unico imponente imperativo: garantire la sicurezza degli operatori e dei fruitori del servizio. Si tratta di regole che riguardano tanto la fase di preparazione quanto quella della consegna.

Il rapporto con i fornitori e la fase di preparazione

L’accesso ai locali deve essere limitato il più possibile. E’, infatti, consigliato di accogliere i fornitori in un’area designata, evitando ogni contatto superfluo, effettuando anche la consegna dei documenti di trasporto via mail.

Le regole concernenti la fase di produzione del cibo non differiscono particolarmente da quelle consuete. Separazione degli alimenti, cottura degli alimenti ad almeno 70° al cuore, pulizia continua degli utensili utilizzati.

La consegna

Le regole fondamentali per la consegna dei prodotti sono le seguenti:

  • separazione dei locali di produzione da quelli destinati al ritiro da parte dei fattorini;
  • materiali di trasporto e confezionamento degli alimenti adeguati;
  • etichetta riportante tutte le informazioni sul prodotto;
  • rispetto delle distanze di sicurezza e utilizzo dei dispositivi di sicurezza;
  • il personale deve essere munito di zaini termici e di contenitori adatti al trasporto dei cibi.

Food delivery “fatto in casa”. Occhio alle informazioni

Peraltro è da evidenziarsi anche un fenomeno piuttosto nuovo: il servizio di food delivery “fatto in casa”. I ristoratori, infatti, in questo periodo di difficoltà, stanno utilizzando le piattaforme più disparate per poter comunicare il proprio servizio di consegna a domicilio. Gli ordini vengono raccolti tramite email, whatsapp, telegram, persino telefonicamente. In tutti questi casi c’è un’evidente mancanza di informazioni fornite al consumatore. Gli ordini effettuati con queste modalità, infatti, spesso sono carenti di comunicazione delle corrette informazioni sugli alimenti. E’ bene ricordate, invece, che tali informazioni (ad esempio quelle sugli allergeni) devono essere obbligatoriamente fornite al consumatore, qualunque sia il mezzo utilizzato.

Fonti:
Osservatorio eCommerce B2c del Politecnico di Milano e di Netcomm
Osservatorio JustEat
Samrush

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Farm to Fork: dall’agroalimentare la spinta per la sostenibilità

La strategia Farm To Fork rende più che palese un concetto: il futuro è sostenibile. Sostenibilità ambientale, economica e sociale. I tre pilastri, già presenti a Johannesburg nel 2002, durante il Vertice Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile, riecheggiano oggi in quello che viene definito come il Green Deal europeo.

Sostenibilità e competitività, quindi, con l’agroalimentare come elemento centrale anche del piano di ripresa dell’economia europea.

Farm to Fork: dalla crisi una riflessione

La Commissione ha evidenziato che l’unico modo per rendere il sistema alimentare maggiormente resistente a crisi come quella che stiamo vivendo è la sostenibilità. C’è, infatti, bisogno di ripensare un sistema che oggi contribuisce in misura rilevante all’emissione di Co2 e al consumo di risorse senza, peraltro, fornire un equo ritorno economico. Ma non solo: il percorso della sostenibilità è un percorso di opportunità. Nuove tecnologie e ricerca scientifica possono fornire benefici per tutti, specie se combinati alla crescente domanda di prodotti sostenibili.

Le caratteristiche di un sistema sostenibile

La strategia Farm to Fork ha, quindi, lo scopo di garantire una transizione più veloce e diretta verso un sistema sostenibile. Ma quali sono le caratteristiche di un sistema sostenibile? Secondo la Commissione esse possono essere così riassunte

Leggi anche: cosa significa prodotto biologico

  • avere un impatto ambientale positivo o neutrale;
  • aiutare a mitigare gli effetti del cambiamento climatico o, comunque, adattarsi agli stessi;
  • invertire la tendenza alla riduzione della biodiversità;
  • assicurare la sicurezza alimentare, la nutrizione e la salute pubblica assicurandosi che tutti abbiano accesso ad una fonte di cibo sufficiente, sicura, nutriente, sostenibile;
  • preservare l’accessibilità del cibo generando però un ritorno economico più equo.

Gli obiettivi della strategia Farm to Fork

La strategia Farm to Fork prevede:

  • 50% dell’uso di pesticidi,
  • 50% di pesticidi altamente pericolosi,
  • 20% nell’uso di fertilizzanti;
  • 50% dell’uso di antibiotici in agricoltura e acquacoltura;
  • triplicare l’attuale conversione dell’agricoltura biologica portando al 25% del totale le terre agricole BIO dell’UE .

Un programma da attuare entro il 2030 che, peraltro, contempla un investimento di 20 miliardi l’anno a tutela della natura.

La Commissione ha contestualmente invitato il Parlamento europeo e il Consiglio ad approvare le strategie e gli impegni da esse derivanti.

Conclusioni: fare sistema

Di certo la strategia Farm to Fork evidenzia una necessità assoluta che è più di metodo che di scopo: fare sistema. Nel 2017 ne parlavamo in un convegno organizzato dalla Scuola di Alta Formazione Agroalimentare presso l’Aula Cossu, di Palazzo Ateneo dell’Università degli Studi di Bari, in Piazza Umberto I n°1. Il convegno aveva lo scopo di proporre un nuovo ruolo per i professionisti nelle filiere agroalimentari proprio in ragione della necessità di “fare sistema”.

In quell’occasione ho tenuto un intervento, insieme a Massimo Zortea, titolato “Costruire una filiera con l’approccio di mainstreaming”.

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