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Aggiornamenti, diritto alimentare

Canapa ad uso alimentare: per Il Sole24Ore e IusLaw Web Radio

La canapa ad uso alimentare rappresenta uno dei settori di maggior interesse del mercato.

Ascolta ora “Diritto agroalimentare – il podcast”

Ecco, dunque, qualche spunto e, in fondo, per approfondire, un brevissimo virgolettato su il Sole24Ore e una più esaustiva intervista per IusLaw Web Radio.

Canapa alimentare: spunti di riflessione

  • la norma di riferimento è la L n 242 del 2 dicembre 2016 “Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa”, come interpretata dalla Circolare Mipaaf n. 5059 del 22 maggio 2018 Chiarimenti sull’applicazione della legge 2 dicembre 2016, n. 242 disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa. Ulteriore fonte è quella del DECRETO 4 novembre 2019 “Definizione di livelli massimi di tetraidrocannabinolo (THC) negli alimenti”;
  • gli alimenti ammessi e i limiti massimi previsti dal decreto: Semi di canapa, farina ottenuta dai semi di canapa: 2,0 mg/Kg, Olio ottenuto dai semi di canapa: 5,0 mg/Kg, Integratori contenenti alimenti derivati dalla canapa: 2,0 mg/Kg;
  • Requisito fondamentale per la canapa industriale è che il livello di sostanza psicotropa THC non superi lo 0,2%. La soglia di tolleranza 0,2 – 0,6% riguarda gli agricoltori;
  • Capitolo cannabidiolo: è considerato novel food sia se naturale che chimico e, quindi, si attende il percorso di autorizzazione di cui al Regolamento UE 2015/2283.

Leggi l’articolo de Il Sole24Ore

Ascolta l’intervista

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Aggiornamenti, diritto alimentare, sicurezza alimentare

Reg UE 2017/625: in GU il decreto per l’adeguamento – TESTO

Il Reg UE 2017/625 necessitava di una norma di adeguamento. E’ stato, quindi, pubblicato in Gazzetta Ufficiale Italiana dell’11 marzo 2021, il Decreto legislativo 2 febbraio 2021, n. 27.

Leggi anche “Pubblicato il Regolamento (UE) 2021/382 che modifica il regolamento (CE) n. 852/2004 – TESTO

Il Reg. UE 2017/625

Il Reg UE 2017/625 ha aggiornato e armonizzato i controlli ufficiali sulla filiera agroalimentare, aggiornando i principi generali e estendendo il campo di applicazione e garantendo, così, meno oneri a carico delle imprese.

Su telegram gli aggiornamenti quotidiani con le news dal settore agroalimentare

Il d.lgs. 27/21

Il d.lgs. 27/21 adegua il nostro ordinamento al regolamento europeo sui controlli ufficiali. In particolare, esso introduce il principio della classificazione del rischio nella programmazione dei controlli di sicurezza alimentare e sanità animale. Viene, inoltre, introdotto l’obbligo di registrazione dei trattamenti in formato elettronico, completando, così, la tracciabilità informatizzata dei farmaci veterinari.

Il personale pubblico ha il dovere di segnalare tempestivamente eventuali non conformità alle autorità competenti mentre l’autorità giudiziaria, laddove rilevi un rischio per la salute pubblica, è tenuta a darne tempestiva comunicazione alle autorità sanitaria.

ascolta ora il podcast sul diritto agroalimentare

Le autorità competenti

Le autorità competenti individuate dal d.lgs., in applicazione del Reg UE 2017/625, sono: il Ministero della Salute, il Ministero delle politiche agricole (Mipaaf), le Regioni, le Province Autonome di Trento e Bolzano e le Aziende sanitarie locali.

Leggi il d.lgs. 27/21

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Aggiornamenti, diritto alimentare

Soppressione cautelativa delle indicazioni BIO: la giurisdizione del giudice ordinario

La soppressione cautelativa delle indicazioni BIO, notificata con provvedimenti dell’ICEA – Istituto di Certificazione Etica e Ambientale -, deve essere impugnata dinanzi al giudice ordinario. A stabilirlo è la Sentenza del Consiglio di Stato n. 1829 del 3 marzo 2021. La decisione conferma quanto già evidenziato dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione con Sentenza n. 1914 del 28 gennaio 2021.

Leggi anche: “Capitan Findus e pubblicità ingannevole

Il Consiglio di Stato motiva tale decisione evidenziando che i provvedimenti di cui al D.Lgs 23 febbraio 2018 n. 20 e dal D.M. 20 dicembre 2013, non rappresentano esercizio di una pubblica funzione ma esercizio di un’attività ausiliaria rispetto al potere di sorveglianza e controllo del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.

La decisione del Consiglio di Stato

FATTO e DIRITTO

1.- Con ricorso r.g.n. 1059 del 2019 al TAR per la Puglia, la Società Agricola A.R.T.E. s.r.l. ha impugnato i provvedimenti di ICEA – Istituto di Certificazione Etica e Ambientale – notificati entrambi il 5 giugno 2019, l’uno recante “Soppressione delle indicazioni BIO” e l’altro “Esclusione dell’operatore” per mancato rispetto della sospensione disposta in data 27 giugno 2018.
La Società ricorrente impugnava anche la decisione n. 28 dell’8.07.2019 del Comitato Unico Ricorsi dell’ICEA, che aveva respinto il ricorso amministrativo avverso i predetti provvedimenti, e il diniego parziale di accesso agli atti del 23.07.2019 e successiva nota del 31.07.2019.
2.-I provvedimenti impugnati traevano origine dalla commercializzazione di due partite di frumento tenero “bio”, accertate in esito a controlli incrociati eseguiti nel febbraio 2019, dopo che, a seguito di ispezioni avviate nell’aprile 2018, era emerso che la Società ricorrente faceva uso di prodotti non ammessi o non registrati ed ICEA aveva adottato la “soppressione cautelativa delle indicazioni biologiche”, con ricalcolo del periodo di conversione di tutti gli appezzamenti oggetto di campionamento nella loro interezza, e conseguente divieto di riportare in etichetta la dicitura di “biologico” relativamente alla vendita dei prodotti aziendali durante il periodo di sospensione (provvedimento n. 501 del 10 maggio 2018).
3.- La sentenza in epigrafe, affermata la giurisdizione del giudice amministrativo e la competenza territoriale del TAR Puglia, accoglieva il ricorso sotto il profilo della violazione del principio di proporzionalità dell’azione amministrativa, per il carattere tutt’altro che intenzionale della condotta posta in essere dalla Società ricorrente “ascrivibile effettivamente alla categoria della colpa lieve” e condannava ICEA alle spese di giudizio.
4.- Con l’appello in esame, ICEA censura la sentenza di cui chiede la riforma, deducendo innanzitutto il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, essendo l’attività di certificazione di ICEA un’attività ausiliaria nei confronti del potere pubblico di sorveglianza, non avente carattere pubblicistico (Cass. Sez. Un. 05/04/2019, n. 9678 e, da ultimo, 28.1.2021, n. 1914).
Nel merito, ICEA deduce l’erroneità della sentenza impugnata per avere ritenuto la misura di esclusione adottata nei confronti di A.R.T.E. S.r.l. contraria al principio di proporzionalità, in violazione dell’Allegato 1 al D.M. 15962 del 20 dicembre 2013, che invece definisce tassativamente le singole fattispecie e le misure applicabili, distinguendo le ipotesi di non conformità a seconda della gravità e prevedendo per ciascuna l’applicazione di specifiche sanzioni.
Nella specie, l’unico elemento costitutivo necessario e sufficiente ad integrare la non conformità di “mancato rispetto di una sospensione” (voce L.4.01 dell’Allegato 1 del D.M. 20/12/2013)” contestata ad A.R.T.E. S.r.l. è il fatto che l’operatore abbia effettuato vendite di prodotto recante i riferimenti al biologico in pendenza di sospensione, nonostante il divieto sia previsto dall’art. 5, comma 5, D.lgs. n. 20/2018 e dall’art. 5, comma 3, D.M. 20/12/2013.
ICEA denuncia, quindi, l’erroneità e ingiustizia della sentenza sotto ulteriori profili, circa l’insindacabilità della propria eventuale discrezionalità; l’irrilevanza dell’intenzionalità o meno dell’operatore; la contraddittorietà della motivazione in merito alla prova del fatto che le vendite fossero state effettuate da A.R.T.E. S.r.l. come “biologiche”; l’infondatezza e l’irrilevanza della eventuale imputabilità al vettore della materiale compilazione dei DDT; la pretesa dimostrazione del fatto che A.R.T.E. S.r.l. avesse fatturato come convenzionale il prodotto di cui al DDT n. 55; il fatto che il DDT n. 77 si riferisce ad una cessione di prodotto in “conto lavorazione” e non ad una vendita.
5.- Si è costituita in giudizio l’appellata chiedendo il rigetto dell’appello per infondatezza.
6.- Il Ministero delle Politiche Agricole, alimentari e Forestali si è costituito in giudizio rilevando la propria sostanziale estraneità alla materia del contendere poiché la controversia involge esclusivamente determinazioni assunte dall’appellante nei confronti della Società Agricola appellata.
7.- In data 12.2.2021, ICEA ha depositato la sentenza della Corte di Cassazione Sezioni Unite n. 1914 del 28.1.2021 che, in sede di impugnazione della sentenza di questa Sezione n. 4114 del 18.6.2019 adottata in analogo giudizio, attribuisce la giurisdizione al Giudice ordinario in ordine ai provvedimenti impugnati.
8.- Alla pubblica udienza del 18 febbraio 2021, la causa è stata assunta in decisione.
9.- L’appello è fondato.
10.- Merita accoglimento il primo motivo di appello con cui viene censurata la sentenza per aver ritenuto la giurisdizione del giudice amministrativo.
I provvedimenti impugnati non hanno carattere autoritativo e non rappresentano esercizio di una pubblica funzione “per effetto di delega”, configurandosi piuttosto quale esercizio di un’attività ausiliaria rispetto al potere di sorveglianza e controllo attribuito al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, cui compete insieme alle Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano, altresì, la vigilanza sugli organismi di certificazione autorizzati a verificare il rispetto dei requisiti necessari a consentire l’indicazione sull’etichetta di “agricoltura biologica- regime di controllo CE” e, in caso di successivi controlli negativi, all’applicazione delle misure sanzionatorie.
Come affermano le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, le certificazioni di ICEA si configurano, infatti, come “strumenti di circolazione di informazioni destinate in particolare ai consumatori quali attestazioni di conformità del prodotto agli standard di legge e di garanzia dell’affidabilità al riguardo dell’impresa e dei suoi prodotti, in conformità a quanto afferma il considerando 22 del reg CE 834/2007, che afferma che <<è importante preservare la fiducia del consumatore nei prodotti biologici. Le eccezioni ai requisiti della produzione biologica dovrebbero pertanto essere strettamente limitate ai casi in cui sia ritenuta giustificata l’applicazione di norme meno restrittive>>” (Cass. Sez. Un. ord. n. 9678/2019 e sentenza n. 1914/2021 cit.).
L’attività degli organismi privati di controllo, dunque, quale disciplinata dal Regolamento CE n. 2092/91, prima, e successivamente dai Regolamenti CE 834/07 e 967/08, nonché dall’art. 3, comma 2, del D.lgs. n. 20/2018, nel sistema complessivamente delineato, è “attività di certificazione di diritto privato, legata a parametri tecnici, in adempimento di obbligazioni aventi fonte contrattuale con il produttore biologico, che si assoggetta alla relativa certificazione di conformità” e la posizione giuridica soggettiva dedotta in giudizio deve ritenersi di diritto soggettivo.
11.- Il ricorso introduttivo del presente giudizio, pertanto, deve dichiararsi inammissibile per difetto di giurisdizione, con conseguente dichiarazione della giurisdizione del Giudice ordinario, dinanzi al quale vanno rimesse le parti.
12.- Le spese di giudizio possono compensarsi tra le parti, attese le oscillazioni giurisprudenziali in materia.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto, ai sensi dell’art. 11, comma 1, c.p.a. e 35, comma 2, lett. b), dichiara inammissibile per difetto di giurisdizione il ricorso introduttivo della Società Agricola A.R.T.E. S.r.l., e dichiara la giurisdizione del Giudice ordinario.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 18 febbraio 2021 con l’intervento dei magistrati:

Franco Frattini, Presidente
Giulio Veltri, Consigliere
Paola Alba Aurora Puliatti, Consigliere, Estensore
Giovanni Pescatore, Consigliere
Giulia Ferrari, Consigliere

L’ESTENSORE

Paola Alba Aurora Puliatti

IL PRESIDENTE
Franco Frattini
 

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Aggiornamenti

Pubblicato il Regolamento (UE) 2021/382 che modifica il regolamento (CE) n. 852/2004 – TESTO

E’ stato pubblicato ieri, 4 marzo 2021, in Gazzetta Ufficiale Europea il Regolamento Ue 2021/382. Il Regolamento modifica gli allegati del regolamento (CE) n. 852/2004.

Si tratta di una tappa del percorso intrapreso sin dall’introduzione del regolamento 1169/2011 che passa per l’entrata in vigore del Regolamento UE 625/2017 e culmina nella modifica delle linee guida per l’applicazione del sistema HACCP.

Il Regolamento 2021/382 introduce novità in quattro settori:

  • gestione degli allergeni;
  • ridistribuzione degli alimenti;
  • sicurezza alimentare.

Ecco il testo del regolamento

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Aggiornamenti, Comunicazione prodotti alimentari, diritto alimentare

Il Regolamento di esecuzione 2021/279

Il Regolamento di esecuzione 2021/279 della Commissione del 22 febbraio 2021 recante modalità di applicazione del regolamento (UE) 2018/848 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto concerne i controlli e le altre misure che garantiscono la tracciabilità e la conformità nella produzione biologica e l’etichettatura dei prodotti biologici è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale UE il 23 febbraio 2021.

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Regolamento di esecuzione 2021/279: le norme di dettaglio

Tramite la regolamentazione menzionata sono state introdotte norme di dettaglio applicabili al Regolamento 2018/848, con particolare riferimento:

  • al capo III, sulle norme di produzione riferite agli operatori,
  • al capo IV, sulle disposizioni relative all’etichettatura dei prodotti biologici e quelli in conversione
  • al capo V, sulle norme relative a certificazione degli operatori e di gruppo
  • al capo VI, sui controlli ufficiali.

Si tratta, dunque, di aggiornamenti relativi a operatori, da un lato, e sistema di controllo, dall’altro.

Le misure dedicate agli operatori

Il regolamento di esecuzione 2021/279 approfondisce, all’articolo 1, le misure precauzionali che gli operatori sono tenuti ad adottare in caso di sospetto di non conformità dovuto a presenza di prodotti e sostanze non autorizzati. Vengono, inoltre, introdotte norme di dettaglio relative all’etichettatura del prodotto e alla certificazione di gruppo nonché, all’articolo 3, alle condizioni per l’uso di indicazioni come quella prevista per i prodotti in conversione di origine vegetale o quella del luogo in cui sono state coltivate le materie prime agricole di cui il prodotto è composto.

Per i prodotti in conversione, in particolare, il regolamento prevede che la dicitura dovrà figurare:

a) con colore, formato e tipo di caratteri che non le diano maggiore risalto rispetto alla denominazione di vendita del prodotto ed è interamente redatta in caratteri della stessa dimensione;

b) nello stesso campo visivo del codice numerico dell’autorità di controllo o dell’organismo di controllo di cui all’articolo 32, paragrafo 1, lettera a), del regolamento (UE) 2018/848.

Sui controlli ufficiali

Ascolta ora il podcast sul diritto agroalimentare

Con riferimento ai controlli ufficiali, il regolamento di esecuzione 2021/279 introduce specifiche misure relative alle indagini ufficiali, al campionamento e ai controlli, ai poteri delle autorità di controllo e allo scambio di informazioni in ambito UE.

In particolare, ai controlli ufficiali previsti in funzione del rischio di non conformità, il regolamento prevede l’applicabilità delle seguenti percentuali minime:

a) ogni anno almeno il 10 % di tutti i controlli ufficiali degli operatori o dei gruppi di operatori è effettuato senza preavviso;
b) ogni anno è effettuato almeno il 10 % di controlli aggiuntivi rispetto a quelli di cui all’articolo 38, paragrafo 3, del regolamento (UE) 2018/848;

c) ogni anno almeno il 5 % degli operatori, esclusi gli operatori esentati a norma dell’articolo 34, paragrafo 2, e dell’articolo 35, paragrafo 8, del regolamento (UE) 2018/848, è sottoposto a campionamento a norma dell’articolo 14, lettera h), del regolamento (UE) 2017/625;

d) ogni anno almeno il 2 % dei membri di ciascun gruppo di operatori è sottoposto a campionamento a norma dell’articolo 14, lettera h), del regolamento (UE) 2017/625;

e) almeno il 5 % degli operatori che sono membri di un gruppo, ma non in numero inferiore a 10, è sottoposto ogni anno a una nuova ispezione.

Se il gruppo di operatori conta 10 membri o meno, tutti i membri sono controllati in relazione alla verifica della conformità di cui all’articolo 38, paragrafo 3, del regolamento (UE) 2018/848.

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Aggiornamenti, Comunicazione prodotti alimentari, DOP, IGP, STG

Aceto Balsamico: “attacco dalla Slovenia”

Ascolta ora “Diritto Agroalimentare – il podcast”

L’Aceto Balsamico di Modena, stando a quanto riportato dal consorzio di tutela, è sotto attacco. Si legge, infatti, nel comunicato stampa diffuso dal consorzio, che “il governo sloveno ha notificato alla Commissione Europea una norma tecnica nazionale in materia di produzione e commercializzazione degli Aceti che, “oltre a porsi in netto contrasto con gli standard comunitari e con il principio di armonizzazione del diritto europeo”, cerca di trasformare la denominazione ‘aceto balsamico’ in uno standard di prodotto.” Secondo tale norma, infatti, qualsiasi miscela di aceto di vino con mosto concentrato si potrà chiamare, e vendere, come ‘aceto balsamico’.

Aceto Balsamico: nome generico?

Si tratta, come evidente, del tentativo di rendere “generica” la denominazione “Aceto Balsamico”.

Sul punto vale la pena leggere quanto già detto circa il caso “Feta”, riguardante proprio le denominazioni generiche.

La denominazione generica consiste in un nome comune di prodotto in grado di identificare un determinato prodotto servizio. Si tratta, ad esempio, della denominazione “pane”. Tali denominazioni non possono essere registrate come marchi e, tantomeno, come denominazioni di prodotti DOP o IGP.

Occorre, peraltro, considerare anche l’eventualità di denominazioni divenute generiche. Vengono così definite quelle denominazioni legate ad un prodotto specifico che sono poi divenute di comune utilizzo e identificative di una classe di prodotti agricoli o alimentari.

L’opposizione

Sempre nel comunicato stampa il Consorzio parla di una “operazione illegittima ed in contrasto con i regolamenti comunitari che tutelano Dop e Igp e disciplinano il sistema di etichettatura e informazione del consumatore”.

L’atto di opposizione dovrà essere notificato in Commissione entro il 3 marzo.

leggi il comunicato

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Aggiornamenti, Comunicazione prodotti alimentari, Top Picks

Capitan Findus e pubblicità ingannevole

Capitan Findus è la mascotte delle aziende alimentari del Gruppo Iglo e viene chiamato, a seconda dei luoghi di commercializzazione dei prodotti, Capitan Frudensa, Capitan Birds Eye o Capitan Iglo.

Ascolta ora il podcast “Diritto Agroalimentare”?

Capitan findus: la controversia

Si tratta, però, di un personaggio che, recentemente, è stato al centro di una controversia legale che ha coinvolto, oltre al Gruppo Iglo, la società Appel Feinkost GmbH & Co. KG.

L’oggetto della causa 17 HK O 5744/20, infatti, era la mascotte pubblicitaria della società Appel Feinkost GmbH & Co. KG: un uomo anziano, con barba lunga e cappello di pilota, raffigurato sulla costa tedesca del Mare del Nord.

La 17a Camera di Commercio del Tribunale Distrettuale di Monaco I ha, quindi, dovuto decidere la controversia relativa a pubblicità ingannevole intentata da Iglo.

La decisione del Tribunale Distrettuale di Monaco I

Il consiglio ha evidenziato la regolarità della pubblicità della convenuta. La convenuta, infatti, pubblicizza prodotti ittici e, quindi, raffigurarli in un contesto con costa e mare è sensato. Peraltro l’uso del mare, il collegamento con il mare, la presenza della costa, del cielo e di determinate condizioni atmosferiche non può certamente essere posto alla base del concetto di “imitazione”. A ciò si aggiunga che la pubblicità della convenuta raffigura un noto faro situato nel distretto di Cuxhaven, luogo in cui la società Appel Feinkost GmbH & Co. KG ha sede.

Il Tribunale ha, inoltre, voluto evidenziare le differenze stilistiche del protagonista delle pubblicità. La figura pubblicitaria del convenuto, infatti, non indossa un abito blu, non è sempre percepito come un marinaio dal consumatore, non indossa un dolcevita o una maglietta bianca ma un gilet scozzese con cravatta e sciarpa di seta.

Nessun rischio di confusione con Capitan Findus

Insomma, non sussiste il rischio di confusione per il consumatore che percepisce il protagonista della pubblicità della Appel come un distinto signore benestante in un elegante abito a tre pezzi con una sciarpa di seta e non come un capitano.

Alla luce di tutto quanto detto, conclude quindi il Tribunale, alla convenuta non può essere vietato di utilizzare per le proprie pubblicità uomini di bell’aspetto, anziani, in un contesto marittimo.

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Aggiornamenti, sostenibilità

Crisi climatica: dopo Paesi Bassi e Irlanda condannata la Francia

Sulla crisi climatica la Francia non ha fatto abbastanza. E’ questa la decisione del Tribunale Amministrativo di Parigi che ha riconosciuto la responsabilità dello Stato francese per non aver fatto abbastanza per fermare il cambiamento climatico e per non aver rispettato gli accordi di Parigi e la Strategia Nazionale Low Carbon sulla riduzione delle emissioni di anidride carbonica. La decisione arriva dopo le sentenze affini nei Paesi Bassi e in Irlanda.

Crisi climatica: la causa contro il governo francese

Leggi anche Greenwashing: il 42% delle dichiarazioni green online è ingannevole

La vicenda ha origine nel 2018 ad opera di Oxfam France, Notre Affaire À Tous, Fondation Pour La Nature Et L’homme, Greenpeace France. Le ONG, infatti, hanno raccolto 2,3 milioni di firme chiedendo un maggiore impegno da parte del governo e ricorrendo, nel 2019, al Tribunal Administratif de Paris. Questi ha condannato lo Stato a un risarcimento simbolico di un euro ma con una motivazione che merita attenzione.

Il Governo francese, infatti, ora potrebbe essere obbligato a seguire due differenti percorso: una condanna economica a titolo di risarcimento del danno o l’individuazione di una serie di obiettivi con termini prefissati.

La motivazione

Il Tribunale ha evidenziato che:

  • L’aumento della temperatura costituisce un danno ambientale e va riparato;
  • Deve ritenersi sussistente il nesso di causalità tra l’aumento della temperatura e le mancate azioni dello Stato francese;
  • Lo stato è parzialmente responsabile dei danni intervenuti.

I Giudici hanno, quindi, deciso di rinviare la decisione sugli interventi necessari a riparare il danno causato evidenziando, però, la sussistenza di un danno morale a favore delle associazioni che, come richiesto, riceveranno la somma simbolica di un euro.

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Aggiornamenti, appuntamenti e interviste, norme europee

Insetti e Novel Food: cosa succede? intervista per IusLaw Web Radio

Gli insetti edibili costituiscono tema di dibattito quotidiano. L’opinione pubblica, infatti, si divide tra chi è favorevole al loro uso e chi, invece, spesso richiamando la necessità di tutelare le tradizioni locali, è contrario.

Leggi anche: Pasta e cavallette? Perché no?

Insetti: il parere dell’EFSA

Sul punto, aldilà di ogni genere di discussione, si attendeva una decisione dell’EFSA che è arrivata proprio in questi giorni. L’Autorità, infatti, ha pubblicato una serie di pareri scientifici  in esito a richieste di valutazione di novel foods. Tra questi, una valutazione su un prodotto alimentare derivato da insetti. Si tratta della larva della Tenebrio molitor, tarma della farina gialla essiccata.

La risposta dell’Autorità arriva su richiesta di un’azienda francese alla quale ha fatto seguito una valutazione del profilo tossicologico, del rischio di allergie e del processo di allevamento e trasformazione. La valutazione dell’EFSA è un passaggio necessario e previsto dalla regolamentazione sui Novel Foods. Essa si risolve in una una consulenza scientifica a supporto degli enti europei e nazionali che devono poi autorizzarne la commercializzazione.

leggi anche “Vertical farming: futuro o illusione?

Al parere positivo dell’EFSA faranno seguito sette mesi in cui la Commissione UE deve redigere una proposta di autorizzazione da sottoporre ai Paesi membri.

L’intervista

Qualche giorno fa ho avuto il piacere di parlare di novel food con in un’intervista per IusLaw Web Radio.

L’intervista è disponibile qui

"mozzarella
Aggiornamenti, DOP, IGP, STG

Mozzarella di Gioia del Colle DOP: in Gazzetta UE la registrazione

La Mozzarella di Gioia del Colle è ufficialmente una DOP. E’ stato, infatti, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il relativo regolamento di esecuzione.

Mozzarella di Gioia del Colle DOP: quali tutele

Leggi anche “Lievito madre: la ricetta nel disciplinare del Pane di Altamura IGP”

La certificazione DOP serve a designare un prodotto originario di uno specifico territorio e, soprattutto, evidenzia il legame tra quest’ultimo e la qualità del prodotto stesso. Le caratteristiche qualitative dell’alimento, infatti, sono dovute essenzialmente all’ambiente geografico, inclusi i fattori naturali e umani, e la cui produzione, trasformazione e elaborazione avvengono nella zona geografica delimitata. I prodotti così certificati ottengono una particolare tutela avverso imitazioni e contraffazioni.

Le caratteristiche del prodotto

La Mozzarella di Gioia del Colle DOP rappresenta un’eccellenza del patrimonio gastronomico e culturale pugliese ed italiano. Si tratta di un prodotto storicamente presente sul territorio legato alla qualità della flora pabulare tipica del territorio delle Murge. La trasformazione avviene con metodi tradizionali, utilizzando latte fresco e innesto autoctono.

Stando al regolamento di esecuzione:

La «Mozzarella di Gioia del Colle» è un formaggio fresco a pasta filata, prodotto da solo latte intero di vacca addizionato di siero-innesto, ed è caratterizzato da:

– composizione chimica (valori su prodotto fresco): lattosio ≤ allo 0,6 %, acido lattico ≥ 0,20 %, umidità 58-65 %, materia grassa 15-21 % su t.q.

– sapore di latte delicatamente acidulo, con lieve retrogusto di fermentato/siero acido, più intenso nel formaggio appena prodotto; odore lattico, acidulo, con eventuali sfumature di burro;

– assenza di conservanti e additivi/coadiuvanti.

La «Mozzarella di Gioia del Colle» si presenta con una superficie liscia o lievemente fibrosa, lucente, non viscida, né scagliata. L’aspetto esterno è di colore bianco, con eventuali sfumature stagionali di colore paglierino. Al taglio la pasta, che deve avere consistenza elastica ed essere priva di difetti, presenta una leggera fuoriuscita di siero di colore bianco.

La «Mozzarella di Gioia del Colle» si presenta nelle seguenti tre diverse forme: sferoidale, di nodo e di treccia. Il suo peso, secondo la forma e le dimensioni, varia dai 50 ai 1 000 grammi. Viene commercializzata immersa in liquido di governo costituito da acqua, eventualmente acidulata e salata.

L’iter

La registrazione della Mozzarella di Gioia del Colle DOP, avviata nel 2011 dal GAL dei Trulli e di Barsento, è stata piuttosto travagliata. La richiesta è stata contrastata prima dal ricorso – poi respinto – al Tar del consorzio della mozzarella di bufala campana. Successivamente è giunta l’opposizione – anche questa rigettata – alla domanda di registrazione della DOP pubblicata in Gazzetta UE il 21.10.2019, da parte di alcuni produttori tedeschi di pasta filata fresca. Questi sostenevano la genericità della denominazione “mozzarella” già adottata, peraltro, dalla mozzarella di bufala campana DOP e dalla mozzarella Stg.

La Mozzarella di Gioia del Colle, dunque, è iscritta nel registro delle denominazioni di origine e indicazioni geografiche dell’Unione europea, 311° denominazione italiana registrata.

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