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Origine del prodotto alimentare: le nuove regole in Francia

L’origine del prodotto alimentare è al centro dell’ultima riforma introdotta in Francia. Lo scopo della novella è quello di aumentare la trasparenza delle informazioni sui prodotti alimentari, anche in ossequio del regolamento 1169/2011 che prevede che esse siano, tra le altre cose, chiare e comprensibili.

Origine del prodotto alimentare: la riforma

La nuova norma ha esteso l’obbligo di indicare la provenienza delle carni bovine ai piatti consumati in ristoranti, da asporto o in mense contenenti carni caprine, suine, ovine e pollame. L’obbligo riguarda l’indicazione del paese di allevamento e di quello di macellazione.

Norme simili sono state introdotte anche con riferimento alle miscele di miele, cacao birra e vino. In particolare, va indicato:

  • il paese di raccolta per il miele,
  • il luogo di provenienza per i prodotti a base di cacao;
  • nome e indirizzo del produttore per la birra;
  • nome della DOP o IGP dei vini venduti in ristorante.

La discussione sull’origine del prodotto alimentare in Italia

La questione è in corso di discussione anche nel nostro Paese. Sono, infatti, in fase di emanazione, due decreti. Il primo proroga l’obbligo di indicazione dell’origine per la pasta, il riso e il pomodoro mentre il secondo concerne l’origine di latte e formaggi. È stato, invece, notificato alla UE il decreto riguardante l’origine delle carni suine trasformate.

Di recente, inoltre, una decisione della AGCM ha fatto luce sull’etichettatura di origine della pasta.

…e in Europa

In realtà di origine del prodotto alimentare si discute anche in sede europea. Sul punto è recentemente intervenuta anche la “Comunicazione della Commissione sull’applicazione delle disposizioni dell’articolo 26, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 1169/2011”, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il 31.1.2020. Con la comunicazione in commento la Commissione ha inteso fornire agli operatori del settore alimentare e alle autorità nazionali ulteriori orientamenti sull’applicazione delle disposizioni concernenti l’etichettatura di origine. Ne ho scritto qui.

Le altre novità in Francia

Non solo origine del prodotto alimentare. La novella ha regolato anche l’aspetto relativo alla denominazione. È previsto, infatti, il divieto di usare denominazioni tipicamente associate ai prodotti di origine animale per i prodotti contenenti proteine vegetali oltre una certa soglia in fase di definizione. Di tali divieti si era già parlato. Basti pensare, ad esempio, alla maionese vegana o al panettone vegano.

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Vino: il rilancio del settore in Germania

Il settore “vino” è certamente uno dei più colpiti dal periodo di lockdown dovuto al Covid-19.

Vino: la situazione di crisi

Come riportato dalla Commissione Europea, infatti, il consumo di vino in ristoranti e bar, che solitamente rappresenta il 30% del consumo complessivo, si è fermato a lungo e l’aumento del consumo privato non è sufficiente a compensare le perdite. Particolarmente negative le vendite di spumanti e vini costosi. Anche le esportazioni stanno risentendo della situazione mondiale, con un crollo del 14% rispetto alla media degli ultimi 5 anni.

In questo contesto molti Paesi europei stanno cercando di fornire delle risposte al comparto.

La risposta tedesca per il mercato del vino

In Germania, ad esempio, il settore è in sofferenza da anni e, per questo, potrebbe concludersi entro dicembre un percorso, cominciato un anno fa circa, che porterà ad una modifica delle norme che regolano il settore vitivinicolo. Ad annunciarlo è stato il ministro federale Julia Klöckner.

Il confronto avviato con rappresentanti dell’industria e degli Stati federali tramite svariate tavole rotonde ha portato a quello che viene definito dalla stessa ministro, un progetto di legge equilibrato che tiene conto dei diversi interessi. 

Le proposte

Fondamentalmente la proposta tedesca si caratterizza per tre grandi riforme.

  • Sviluppo ulteriore delle indicazioni circa l’origine geografica del prodotto;
  • Nuovi limiti agli spazi per i nuovi impianti: 0,3% sull’area totale effettiva coltivata a viti, aggiornato annualmente;
  • Maggiori fondi a sostegno dei viticoltori .

La qualità come origine geografica

Una curiosità – non così banale – è l’identificazione del concetto di qualità con quello di origine geografica. Il progetto di legge, infatti, in apertura, specifica che la “politica della qualità” intrapresa dall’Unione Europea si realizza soprattutto nelle denominazioni di origine protetta. Il concetto, quindi, è quello per cui più è precisa l’indicazione di origine, più è alta la qualità del prodotto. Con questa premessa, quindi, l’intenzione del legislatore tedesco è quella di riposizionare le filiere locali in un sistema basato sull’origine geografica.

 Puoi trovare i disegni di legge menzionati qui:

Progetto: 24o regolamento che modifica il regolamento sul vino

Progetto: decima legge che modifica la legge sul vino

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Le prospettive del settore agroalimentare nel rapporto della Commissione UE

Le prospettive del settore agroalimentare a breve termine sono oggetto di una pubblicazione della Commissione Europea. Tale pubblicazione si verifica ogni anno per tre volte all’anno. Dai dati emerge un riquadro più chiaro delle attuali condizioni del comparto in Europa, specie se si considera la particolare congiuntura economica che stiamo vivendo.

Il COVID-19 ha posto in evidenza una serie di urgenze a cui sarebbe stato opportuno dare risposta da tempo. Sicurezza alimentare, nella doppia accezione del termine, aspetti sociali e, ovviamente aspetti economici. E’ proprio questo l’elemento, al momento, che più preoccupa i governi europei. Nel settore agroalimentare la priorità è chiara: rendere le filiere maggiormente resilienti.

Alla fine di questo post trovi anche un’osservazione personale sul punto.

Le prospettive del settore agroalimentare: background macroeconomico

La crisi derivata dalla diffusione del COVID-19 non ha precedenti e potrebbe protrarsi sino alla metà del 2021. L’entità dell’impatto economico potrebbe essere di gran lunga peggiore di quello della crisi del 2008-2009 con l’economia globale in una recessione del 3% e quella europea del 7,5% nel 2020.
Certamente è presto per poter stimare la profondità di tale crisi e molto dipenderà dalle misure di stimolo all’economia che saranno poste in essere. E’ possibile, però, effettuare un’analisi a breve termine. Proprio di questo si è occupata la Commissione.

Leggi anche “food delivery: le regole anti-covid”

Le previsioni

Le prospettive del settore agroalimentare nei prossimi mesi possono essere così riassunte:

  • ampia disponibilità di grano e cereali;
  • aumento della produzione e aumento dei consumi di soia nel 2020/2021 dopo una diminuzione della produzione nel 2019/2020;
  • diminuzione del prezzo dello zucchero con una produzione stimata in 17.4 milioni di tonnellate (-1,5%);
  • diminuzione della produzione e crescita della domanda di mele e arance;
  • crollo del prezzo del latte e degli equivalenti;
  • aumento della produzione di burro, con consumi stabili;
  • diminuzione della produzione di carne bovina, crescita della produzione di carne di pollo, crescita della produzione di carne suina. Produzione di carne ovina stabile.

Le prospettive del mercato dell’olio d’oliva

Nel 2019/2020 la produzione di olio di oliva in europa si è avvicinata alle 2 milioni di tonnellate, con una diminuzione del 15% rispetto alla raccolta precedente. Nonostante ciò si evidenzia un’ampia disponibilità di prodotto dovuta alle scorte iniziali. A febbraio i prezzi dell’olio hanno iniziato a stabilizzarsi conservando, però, un prezzo inferiore del 40% rispetto alla media degli ultimi 5 anni.

L’imposizione delle misure di confinamento e il ribasso dei prezzi dovrebbero portare ad un aumento complessivo dei consumi (c.a + 13%) nei principali Paesi produttori di olio d’oliva mentre potrebbe registrarsi una diminuzione negli altri (-9%).

Il mercato del vino

Il consumo di vino è stato fortemente influenzato dall’imposizione delle misure anti-contagio. Il consumo di vino in ristoranti e bar, che solitamente rappresenta il 30% del consumo complessivo, si è fermato a lungo e l’aumento del consumo privato non è sufficiente a compensare le perdite. Particolarmente negative le vendite di spumanti e vini costosi. Anche le esportazioni stanno risentendo della situazione mondiale, con un crollo del 14% rispetto alla media degli ultimi 5 anni.

La ricetta non c’è ma alcuni accorgimenti possono essere utili

Proprio qualche giorno fa, durante un convegno organizzato dalla Scuola di Alta Formazione Agroalimentare abbiamo pensato di discutere di innovazione nelle filiere agroalimentari. Non sono sorpreso nel vedere gli imprenditori maggiormente disposti a intraprendere un percorso di riposizionamento della propria filiera in questo momento. E’, infatti, evidente che, insieme alle misure urgenti utili a rispondere alle emergenze, questa crisi ha posto in evidenza la necessità di intraprendere un percorso più profondo di aggregazione e innovazione. Solo così si potrà dare una risposta concreta e duratura al mercato e continuare a crescere.

per maggiori informazioni: https://ec.europa.eu/info/sites/info/files/food-farming-fisheries/farming/documents/short-term-outlook-spring-2020_en.pdf

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Food delivery: le regole anti-covid-19

L’aumento dell’utilizzo dei servizi di food delivery richiede una riflessione sulle misure di sicurezza anti-contagio adottate.

Durante questo periodo di “chiusura” totale o parziale, a seconda delle regioni, gli italiani hanno usufruito in maniera più elevata rispetto al passato dei servizi di ecommerce e food delivery. In questa situazione moltissime realtà hanno cominciato ad effettuare consegne a domicilio ma pare opportuno evidenziare che anche questo settore del comparto alimentare non è esente da specifiche norme, anche straordinarie.

La crescita del digital food delivery

Il food delivery in questo periodo non fa che confermare un trend in forte crescita già registrato in precedenza. Nel 2019, infatti, il comparto ha fatto segnare un fatturato di 566 milioni di euro con un incremento annuale del 56% . Oggi la domanda del servizio food delivery supera di quattro volte quella di cibo al ristorante.

Durante la fase di emergenza si è registrato un incremento di nuovi clienti. Di questi, secondo le interviste svolte dall’Osservatorio JustEat, il 34% ha dichiarato di non aver mai ordinato tramite digital food delivery. Tra le città maggiormente attive vi sono Milano, Roma, Torino, Napoli, Lecce e Palermo.

Leggi anche: Lievito madre: la ricetta nel disciplinare di produzione del Pane di Matera IGP

Le regole

In questo periodo anche la consegna a domicilio di alimenti è regolata da un unico imponente imperativo: garantire la sicurezza degli operatori e dei fruitori del servizio. Si tratta di regole che riguardano tanto la fase di preparazione quanto quella della consegna.

Il rapporto con i fornitori e la fase di preparazione

L’accesso ai locali deve essere limitato il più possibile. E’, infatti, consigliato di accogliere i fornitori in un’area designata, evitando ogni contatto superfluo, effettuando anche la consegna dei documenti di trasporto via mail.

Le regole concernenti la fase di produzione del cibo non differiscono particolarmente da quelle consuete. Separazione degli alimenti, cottura degli alimenti ad almeno 70° al cuore, pulizia continua degli utensili utilizzati.

La consegna

Le regole fondamentali per la consegna dei prodotti sono le seguenti:

  • separazione dei locali di produzione da quelli destinati al ritiro da parte dei fattorini;
  • materiali di trasporto e confezionamento degli alimenti adeguati;
  • etichetta riportante tutte le informazioni sul prodotto;
  • rispetto delle distanze di sicurezza e utilizzo dei dispositivi di sicurezza;
  • il personale deve essere munito di zaini termici e di contenitori adatti al trasporto dei cibi.

Food delivery “fatto in casa”. Occhio alle informazioni

Peraltro è da evidenziarsi anche un fenomeno piuttosto nuovo: il servizio di food delivery “fatto in casa”. I ristoratori, infatti, in questo periodo di difficoltà, stanno utilizzando le piattaforme più disparate per poter comunicare il proprio servizio di consegna a domicilio. Gli ordini vengono raccolti tramite email, whatsapp, telegram, persino telefonicamente. In tutti questi casi c’è un’evidente mancanza di informazioni fornite al consumatore. Gli ordini effettuati con queste modalità, infatti, spesso sono carenti di comunicazione delle corrette informazioni sugli alimenti. E’ bene ricordate, invece, che tali informazioni (ad esempio quelle sugli allergeni) devono essere obbligatoriamente fornite al consumatore, qualunque sia il mezzo utilizzato.

Fonti:
Osservatorio eCommerce B2c del Politecnico di Milano e di Netcomm
Osservatorio JustEat
Samrush

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Farm to Fork: dall’agroalimentare la spinta per la sostenibilità

La strategia Farm To Fork rende più che palese un concetto: il futuro è sostenibile. Sostenibilità ambientale, economica e sociale. I tre pilastri, già presenti a Johannesburg nel 2002, durante il Vertice Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile, riecheggiano oggi in quello che viene definito come il Green Deal europeo.

Sostenibilità e competitività, quindi, con l’agroalimentare come elemento centrale anche del piano di ripresa dell’economia europea.

Farm to Fork: dalla crisi una riflessione

La Commissione ha evidenziato che l’unico modo per rendere il sistema alimentare maggiormente resistente a crisi come quella che stiamo vivendo è la sostenibilità. C’è, infatti, bisogno di ripensare un sistema che oggi contribuisce in misura rilevante all’emissione di Co2 e al consumo di risorse senza, peraltro, fornire un equo ritorno economico. Ma non solo: il percorso della sostenibilità è un percorso di opportunità. Nuove tecnologie e ricerca scientifica possono fornire benefici per tutti, specie se combinati alla crescente domanda di prodotti sostenibili.

Le caratteristiche di un sistema sostenibile

La strategia Farm to Fork ha, quindi, lo scopo di garantire una transizione più veloce e diretta verso un sistema sostenibile. Ma quali sono le caratteristiche di un sistema sostenibile? Secondo la Commissione esse possono essere così riassunte

Leggi anche: cosa significa prodotto biologico

  • avere un impatto ambientale positivo o neutrale;
  • aiutare a mitigare gli effetti del cambiamento climatico o, comunque, adattarsi agli stessi;
  • invertire la tendenza alla riduzione della biodiversità;
  • assicurare la sicurezza alimentare, la nutrizione e la salute pubblica assicurandosi che tutti abbiano accesso ad una fonte di cibo sufficiente, sicura, nutriente, sostenibile;
  • preservare l’accessibilità del cibo generando però un ritorno economico più equo.

Gli obiettivi della strategia Farm to Fork

La strategia Farm to Fork prevede:

  • 50% dell’uso di pesticidi,
  • 50% di pesticidi altamente pericolosi,
  • 20% nell’uso di fertilizzanti;
  • 50% dell’uso di antibiotici in agricoltura e acquacoltura;
  • triplicare l’attuale conversione dell’agricoltura biologica portando al 25% del totale le terre agricole BIO dell’UE .

Un programma da attuare entro il 2030 che, peraltro, contempla un investimento di 20 miliardi l’anno a tutela della natura.

La Commissione ha contestualmente invitato il Parlamento europeo e il Consiglio ad approvare le strategie e gli impegni da esse derivanti.

Conclusioni: fare sistema

Di certo la strategia Farm to Fork evidenzia una necessità assoluta che è più di metodo che di scopo: fare sistema. Nel 2017 ne parlavamo in un convegno organizzato dalla Scuola di Alta Formazione Agroalimentare presso l’Aula Cossu, di Palazzo Ateneo dell’Università degli Studi di Bari, in Piazza Umberto I n°1. Il convegno aveva lo scopo di proporre un nuovo ruolo per i professionisti nelle filiere agroalimentari proprio in ragione della necessità di “fare sistema”.

In quell’occasione ho tenuto un intervento, insieme a Massimo Zortea, titolato “Costruire una filiera con l’approccio di mainstreaming”.

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Riqualificare le filiere agroalimentari – ebook

Riqualificare le filiere agroalimentari è il titolo dell’ebook pubblicato per Wolters Kluwer Italia. Si tratta di un lavoro che vede tra gli autori, oltre a me, l’Avv. Paolo Felice e l’Avv. Massimo Zortea.

Riqualificare le filiere agroalimentari: la sostenibilità

Leggi anche “Etichetta dei vini: cosa deve indicare”

Scopo del volume è trattare la riqualificazione delle filiere agroalimentari in chiave di economia circolare. La sostenibilità, infatti, non può che essere l’assoluta protagonista dell’evoluzione delle filiere agroalimentari e va analizzata sotto diversi punti di vista: sostenibilità ambientale, il benessere degli animali, l’agricoltura biologica, il rispetto dei lavoratori e della sicurezza sul lavoro. Significa anche combattere lo spreco alimentare sia per motivi ambientali e climatici che per ragioni etiche.

I contenuti del volume

Leggi anche:  Pubblicità ingannevole: il caso “Patasnella”

Il testo vuole fornire risposte a tre elementi fondamentali. In primo luogo, infatti, vengono inquadrate le molteplici componenti di una filiera agroalimentare, anche a livello definitorio. Una corretta definizione di filiera agroalimentare, infatti, può e deve essere capace di coglierne la complessità, superando il mero dato merceologico. In secondo luogo, il volume “Riqualificare le filiere agroalimentari” identifica alcuni temi scelti, che rappresentano altrettanti punti nevralgici per la riqualificazione delle filiere quali, ad esempio, i sistemi aggregativi di imprese. Infine, secondo l’impostazione della collana “Riqualificare”, propone l’ascolto di operatori ed esperti del settore, interpreti quotidiani della vita pratica di filiera ma anche impegnati da tempo nella riflessione strategica sulla transizione dell’agroalimentare italiano di fronte agli scenari della globalizzazione.

Scarica il volume

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Marchi e denominazioni protette

Quella tra i marchi e le denominazioni protette è una questione che ha a lungo impegnato la dottrina. Oggetto di contesa è la validità del marchio registrato in buona fede precedentemente alla creazione di una nuova denominazione protetta.

Marchi e denominazioni protette: la decisione della Corte di Cassazione

Sul punto è intervenuta la Corte di Cassazione con la sentenza 23/10/2019, n.27194. Secondo la Suprema Corte:

Leggi anche:  Pubblicità ingannevole: il caso “Patasnella”

la differenza di funzioni sussistente tra marchi e indicazioni geografiche o denominazioni di origine protetta non esclude, alla stregua della normativa e della giurisprudenza Europea, l’interesse comune, rappresentato dall’uso del nome geografico nell’ambito delle produzioni agricole e alimentari, quale vantaggio competitivo che l’indicazione dell’origine è in grado di garantire al prodotto, per cui il titolare di un marchio registrato in buona fede in epoca precedente la denominazione di origine protetta ben può proseguire, nonostante la successiva registrazione di detta denominazione protetta, l’uso del marchio, ai sensi dell’art. 14, comma 2, del Regolamento n. 510 del 2006, laddove non ricorrano ragioni di nullità o decadenza del marchio stesso”.

Il caso “Altopiano di Asiago”

Leggi anche: cosa significa prodotto biologico

Nel caso di specie, “pur evocando la dicitura “Altopiano di Asiago” la denominazione di origine protetta ‘Asiago’, della quale recepisce l’unico elemento che la compone, l’utilizzo del marchio registrato in epoca precedente alla suddetta denominazione, recante la medesima indicazione di provenienza geografica, deve ritenersi, pertanto, consentito, in forza della previsione di cui all’art. 14 del Regolamento n. 510 del 2006 che tiene conto del preuso, qualora, considerata la natura stessa del marchio, il riferimento esclusivo alla reale provenienza geografica del prodotto e la mancanza di imitazioni, anche mediante contraffazione o camuffamento, di un termine adoperato nella D.O.P., il giudice di merito accerti che tale marchio sia stato, altresì, registrato in buona fede; in tale valutazione il giudice di merito dovrà, altresì, tenere conto del fatto che l’indicazione della zona di produzione dell’alimento immesso sul mercato è consentita, ed in alcuni casi perfino imposta, al produttore garantito dalla preventiva registrazione del marchio, ai sensi dell’art. 2, comma 1, lett. a) e art. 3, comma 1, n. 8 della Direttiva 2000/13/CE.

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Dazi USA sui prodotti UE: lista, valore e origini

I dazi USA, dopo il via libera della WTO, (fondata con il Trattato di Marrakech) impongono una profonda riflessione strategica e politica. Ma qual è il loro valore e quali sono le loro origini?

Si tratta di una tariffa del 25% che colpisce alcuni dei più importanti prodotti del made in Italy e europei. A titolo esemplificativo, si possono citare parmigiano reggiano, pecorino romano, prosciutto, provolone, i vini francesi, l’Emmental svizzero e la groviera.

Consulta la lista completa dei prodotti

Dazi USA: il valore e le origini

Si tratta di una misura che, complessivamente, può raggiungere i 7,5 miliardi di dollari ma che ha un’origine ben precisa.

Si tratta, infatti, di uno degli atti conclusivi di quella che il Sole 24 Ore questa mattina definisce “faida dei cieli“: la guerra tra UE e USA sui sussidi a Airbus da un lato e Boeing dall’altro.

A maggio del 2018, infatti, il tribunale della WTO aveva ritenuto irregolare la concessione di sussidi a Airbus per la costruzione di alcuni dei suoi velivoli. A marzo del 2019, invece, la medesima censura è maturata con riferimento agli aiuti degli USA a Boeing.

leggi anche: la correlazione tra turismo e export agroalimentare

Cosa succederà

Adesso bisogna attendere il passaggio formale del Dispute Settlement Body della WTO, solo dopo questo passaggio Washington potrà imporre i dazi. 

Dopo si attenderà la prima metà del 2020 per la risposta UE che, a sua volta, vuole imporre dazi su 12 miliardi di dollari di import dagli Usa. I beni da colpire sono elencati in una lista che vale circa 20 miliardi di dollari.

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Stop a cannabis light: ecco le motivazioni della Cassazione

Stop alla cannabis light.

La Corte di Cassazione, con la sentenza in allegato ha escluso la commercializzazione al pubblico di cannabis sativa L. e, in particolare, di foglie, inflorescenze, olio, resina, ottenuti dalla coltivazione della predetta varietà di canapa.

Ambito di applicabilità della l. 242/2016

Tale attività, infatti, non rientra nell’ambito di applicabilità della l. n. 242 del 2016, che qualifica come lecita unicamente l’attività di coltivazione di canapa delle varietà ammesse e iscritte nel Catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole, ai sensi dell’art. 17 della direttiva 2002/53/Ce del Consiglio, del 13 giugno 2002 e che elenca tassativamente i derivati dalla predetta coltivazione che possono essere commercializzati, sicché la cessione, la vendita e, in genere, la commercializzazione al pubblico dei derivati della coltivazione di cannabis sativa L., quali foglie, inflorescenze, olio, resina, sono condotte che integrano il reato di cui al d.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, anche a fronte di un contenuto di THC inferiore ai valori indicati dalla l. n. 242 del 2016, art. 4, commi 5 e 7, salvo che tali derivati siano, in concreto, privi di ogni efficacia drogante o psicotropa, secondo il principio di offensività.

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Balsamico? Sì per aceto di Modena, no per i condimenti da supermercato

“Balsamico” è un termine ormai inflazionato nei nostri supermercati. E’, infatti, possibile ritrovarlo sia sul rinomato aceto modenese che su altri prodotti da supermercato come, ad esempio, la “glassa”. Ebbene, la Corte di Appello di Bologna si è pronunciata sulla questione sancendo la tutela del termine ‘balsamico’ contro le evocazioni.

Le evocazioni

Le norme europee proteggono le indicazioni geografiche (Geographical Indications, GIs) tramite un divieto di imitazione e usurpazione. Come noto, infatti, i marchi D.O.P. e I.G.P. conferiscono ai relativi prodotti una particolare tutela avverso qualsiasi usurpazione, imitazione o evocazione, anche se l’origine vera del prodotto è indicata o se la denominazione protetta è una traduzione o è accompagnata da espressioni quali «genere», «tipo», «metodo», «alla maniera», «imitazione» o simili.

Leggi anche: Commercializzazione dei prodotti biologici scaduti? Non è reato

Aceto Balsamico, i procedimenti

A seguito di procedimenti amministrativi gestiti dall’Ispettorato controllo qualità e repressione delle frodi (Icqrf) e conclusi con l’emissione di “provvedimenti inibitori e sanzionatori nei confronti delle aziende coinvolte”, infatti, prima il Tribunale e, dopo, la Corte di Appello di Bologna hanno confermato che l’uso del termine “balsamico” per condimenti alimentari, costituisce evocazione della denominazione tutelata.

L’importanza della decisione

L’importanza della decisione, dunque, va evidenziata soprattutto alla luce dell’elevato numero di cause pendenti sul medesimo tema sia nei Tribunali italiani che presso la Corte di Giustizia UE che nei prossimi mesi deciderà sul tema. Ad aprile 2018, infatti, la causa che ha visto il coinvolgimento del Consorzio di Tutela e della società tedesca Balema è giunta all’ultimo grado di giudizio in Germania dopo la sentenza di primo grado del tribunale di Mannheim e il giudizio della corte d’Appello di Karlsruhe. La Suprema Corte Federale tedesca, dopo aver accolto il ricorso del Consorzio, ha rinviato la procedura alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per un parere pregiudiziale.

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