Elio Palumbieri
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appuntamenti e interviste, Top Picks

Diritto Agroalimentare Daily News – il podcast giornaliero

Diritto Agroalimentare Daily News, il podcast che ogni giorno racconta le news dal settore agroalimentare in pochi minuti.

Ogni mattina è mia abitudine leggere le notizie di giornata. E’ un’operazione che richiede un’ora circa ma che è essenziale per tenersi aggiornati.

Per questo ho pensato di condividere una selezione di questi aggiornamenti in pochi minuti e in formato podcast.

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Aggiornamenti, diritto alimentare, norme europee, sicurezza alimentare

Limiti massimi di residui: il Regolamento di esecuzione (UE) 2021/601 – TESTO

I limiti massimi di residui (LMR) trovano specifica regolamentazione nel Regolamento (CE) 396/2005. Essi vengono definiti come:

la concentrazione massima ammissibile di residui di antiparassitari in o su alimenti o mangimi, fissata a norma del presente regolamento e basata sulle buone pratiche agricole e sul più basso livello di esposizione dei consumatori necessario per proteggere i consumatori vulnerabili

REGOLAMENTO (CE) N. 396/2005 

Limiti massimi di residui: il programma coordinato di controllo

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Il territorio UE, caratterizzato da una particolare eterogeneità della produzione agroalimentare, richiede differenti tecniche di agricoltura. Di conseguenza, l’utilizzo di antiparassitari subisce rilevanti cambiamenti a seconda della zona geografica di riferimento.

Per questo motivo l’EFSA ha presentato una relazione scientifica evidenziando che, selezionando
683 unità di campionamento per un minimo di 32 diversi prodotti alimentari, si potrebbe stimare un tasso di superamento dei livelli massimi di residui (LMR) superiore all’1 % con un margine di errore dello 0,75%. Ne deriva l’esigenza di richiedere agli Stati membri la raccolta di campioni in base al numero di abitanti, con un minimo di 12 campioni l’anno per ciascun prodotto.

Leggi anche “Soppressione cautelativa delle indicazioni BIO: la giurisdizione del giudice ordinario

Per questo motivo il regolamento (CE) n. 1213/2008 della Commissione ha istituito un primo programma comunitario coordinato di controllo pluriennale per il periodo 2009, 2010 e 2011, poi proseguito.

Il Regolamento di esecuzione (UE) 2021/601

Il Regolamento di esecuzione (UE) 2021/601 individua le combinazioni di antiparassitari e prodotti che gli Stati membri preleveranno e analizzeranno durante il 2022, 2023 e 2024.

Leggi il regolamento

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Comunicazione prodotti alimentari

Il marchio nel settore alimentare

Il marchio nel settore alimentare rappresenta non solo l’identità e l’origine del prodotto ma, in molti casi, anche una garanzia di qualità. Proprio per questo motivo, però, è opportuno analizzare con cura questo specifico aspetto evitando contrapposizioni con altri segni distintivi.

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La tutela del marchio nel settore alimentare

Come negli altri settori, il marchio nel settore alimentare necessita di registrazione per godere di una tutela completa e diminuire il rischio di problematiche future. La registrazione può essere di tre tipi: nazionale, europea e internazionale. La scelta della tipologia di registrazione spetta all’imprenditore sulla base non solo dell’attuale territorio di commercializzazione ma anche delle prospettive future.

Se, infatti, il piano commerciale dell’azienda prevede di esportare sul territorio europeo sarà bene assicurarsi, sin da subito, una tutela del marchio adeguata.

La ricerca di anteriorità e il monitoraggio

Passaggio fondamentale per ridurre il rischio di opposizione alla registrazione del marchio è la ricerca di anteriorità. Si tratta di una ricerca da condurre analizzando i marchi registrati non solo in Italia ma anche in Europa e fuori dai confini europei.

Occorre prendere in considerazione ogni ipotesi di contrasto. In particolare, bisogna utilizzare varie chiavi di ricerca senza limitarsi alla esatta riproduzione del marchio. E’ bene tener conto di ogni dicitura possa indurre in errore il consumatore. Il pericolo di insuccesso della registrazione, infatti, specie per marchi di “fantasia” risiede proprio in possibili marchi che, in qualche modo, inducono in errore il consumatore pur non essendo esattamente identici a quello per cui si procede.

Dopo la registrazione, inoltre, è essenziale monitorare le nuove registrazioni al fine di individuare eventuali contrasti e opporsi tempestivamente.

La registrazione italiana

Nel nostro paese la registrazione dei marchi, anche nel settore alimentare, avviene tramite UIBM, l’ufficio italiano brevetti e marchi. Le procedure possono essere differenti ma, anche tramite rappresentante, è possibile procedere ad una registrazione online. La registrazione può chiedere fino a 16-18 mesi.

La registrazione europea

Seconda opzione per registrare un marchio è quella europea. Va effettuata presso l’EUIPO e richiede almeno 4-5 mesi.

La registrazione internazionale

La registrazione internazionale, tendenzialmente, dovrebbe seguire i singoli canali dei paesi di interesse. Tramite la WIPO, però, è possibile procedere tramite un singolo portale grazie alla convenzione di Madrid. Peculiarità di questo modello, tuttavia, è la necessità di una registrazione nazionale o europea già esistente.

La peculiarità del marchio nel settore alimentare

Il settore alimentare, come più volte ripetuto, rappresenta una peculiarità. L’importanza di questo per la salute dell’uomo, infatti, ha spesso indotto il legislatore a prevedere norme particolarmente stringenti. Questo vale anche con riferimento alla registrazione del marchio nel settore alimentare. Basti vedere il rapporto tra marchi e denominazioni protette. E’, quindi, necessaria, per la registrazione nel settore, porre particolare attenzione in fase di analisi normativa e della compliance.

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Aggiornamenti, Tendenze

Pesticidi: il rapporto EFSA

Pesticidi e residui di pesticidi trovano specifica regolamentazione nell’ambito delle norme UE. L’EFSA, periodicamente, interviene con un monitoraggio dei residui di pesticidi rilevati negli alimenti commercializzati sul mercato europeo. Il rapporto, in particolare, analizza i dati delle autorità degli Stati membri, dell’Islanda e della Norvegia.

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Pesticidi: i numeri del report

Oggetto di analisi sono stati 91015 campioni. Di questi il 95,5% rientra nei livelli ammessi dalla legge.

Il report considera anche dati analizzati nell’ambito del programma di controllo coordinato dall’UE (raccolta casuale). In questo caso è possibile paragonare singole categorie di prodotti. Ad esempio, tra il 2015 e il 2018 la percentuale di campioni con sforamenti nei residui è aumentata:

  • nelle banane (dallo 0,5% all’1,7%),
  • nei peperoni dolci (dall’1,2% al 2,4%),
  • nelle melanzane (dallo 0,6% all’1,6%)
  • nell’uva da tavola (dall’1,8% al 2,6%).

Si registra, invece, una diminuzione degli sforamenti per:

  • broccoli (dal 3,7% al 2%),
  • olio vergine di oliva (dallo 0,9% allo 0,6%),
  • le uova di gallina (dallo 0,2% allo 0,1%).

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Aggiornamenti, diritto alimentare, sicurezza alimentare

Sicurezza alimentare e repressione frodi: il report ICQRF – TESTO

La sicurezza alimentare e la repressione frodi sono al centro delle attività dell’Ispettorato Centrale Repressioni Frodi (ICQRF).

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L’ICQRF e la sicurezza alimentare

L’ICQRF (Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari) è uno dei maggiori organismi europei di controllo dell’agroalimentare.

L’ispettorato, infatti, conta 29 uffici sparsi per il territorio nazionale e si occupa di:

  • prevenzione e repressione delle frodi nel commercio dei prodotti agroalimentari e dei mezzi tecnici;
  • vigilanza sulle produzioni di qualità registrata;
  • contrasto dell’irregolare commercializzazione dei prodotti agroalimentari.

Il Report 2020 sulla sicurezza alimentare

L’ICQRF ha pubblicato il report 2020 contenente gli interventi contro italian sounding, contraffazioni, criminalità agroalimentare e frodi.

Si legge sul report:

L’Italia si contraddistingue per l’identità e le elevate caratteristiche qualitative delle proprie produzioni agroalimentari. Il nostro Paese, con 870 prodotti registrati come indicazioni geografiche, custodisce un vero e proprio patrimonio culturale, unico a livello europeo.
La valorizzazione e la tutela del made in Italy, mediante il contrasto a tutti quei comportamenti fraudolenti che minano le corrette relazioni di mercato, è tra le priorità strategiche a livello nazionale. Allo stesso tempo, è sempre più necessario assicurare un adeguato livello di tutela ai consumatori, per garantire loro scelte di acquisto consapevoli e sicure, attraverso l’implementazione di un sistema di controlli altamente specializzato in tutti i settori del comparto agroalimentare.
Il Report sulle attività svolte nel corso del 2020 dall’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi (ICQRF) testimonia l’impegno e gli importanti risultati raggiunti nel corso dell’anno appena trascorso dall’organo di controllo del Mipaaf.

I numeri del report

Dal report sulla sicurezza alimentare si evince che:

  • le ispezioni hanno riguardato 37508 produttori per un totale di 77080 prodotti;
  • le irregolarità riscontrate hanno riguardato l’11% dei prodotti e il 7,4% dei campioni;
  • il 90% dei controlli, ha avuto ad oggetto prodotti alimentari, il 10%, invece, mezzi tecnici;
  • sono 159 le notizie di reato inoltrate, 4672 le diffide e 4119 le contestazioni amministrative;
  • sono state emesse 1899 ingiunzioni di pagamento per un totale di 17 milioni di euro.

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Leggi il report

"canapa
Aggiornamenti, diritto alimentare

Canapa ad uso alimentare: per Il Sole24Ore e IusLaw Web Radio

La canapa ad uso alimentare rappresenta uno dei settori di maggior interesse del mercato.

Ascolta ora “Diritto agroalimentare – il podcast”

Ecco, dunque, qualche spunto e, in fondo, per approfondire, un brevissimo virgolettato su il Sole24Ore e una più esaustiva intervista per IusLaw Web Radio.

Canapa alimentare: spunti di riflessione

  • la norma di riferimento è la L n 242 del 2 dicembre 2016 “Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa”, come interpretata dalla Circolare Mipaaf n. 5059 del 22 maggio 2018 Chiarimenti sull’applicazione della legge 2 dicembre 2016, n. 242 disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa. Ulteriore fonte è quella del DECRETO 4 novembre 2019 “Definizione di livelli massimi di tetraidrocannabinolo (THC) negli alimenti”;
  • gli alimenti ammessi e i limiti massimi previsti dal decreto: Semi di canapa, farina ottenuta dai semi di canapa: 2,0 mg/Kg, Olio ottenuto dai semi di canapa: 5,0 mg/Kg, Integratori contenenti alimenti derivati dalla canapa: 2,0 mg/Kg;
  • Requisito fondamentale per la canapa industriale è che il livello di sostanza psicotropa THC non superi lo 0,2%. La soglia di tolleranza 0,2 – 0,6% riguarda gli agricoltori;
  • Capitolo cannabidiolo: è considerato novel food sia se naturale che chimico e, quindi, si attende il percorso di autorizzazione di cui al Regolamento UE 2015/2283.

Leggi l’articolo de Il Sole24Ore

Ascolta l’intervista

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Comunicazione prodotti alimentari, etichettatura prodotti alimentari, Top Picks

Comunicazione alimentare: perché è bene verificare che sia a norma

La comunicazione alimentare costituisce uno degli ambiti più “sensibili” del settore per due motivi:

  1. la vastissima produzione normativa impedisce all’imprenditore di agire serenamente. Basti pensare che il solo regolamento (UE) n. 1169/2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, è stato modificato dal REGOLAMENTO DELEGATO (UE) N. 1155/2013 DELLA COMMISSIONE del 21 agosto 2013, dal REGOLAMENTO DELEGATO (UE) N. 78/2014 DELLA COMMISSIONE del 22 novembre 2013, dal REGOLAMENTO (UE) 2015/2283 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 25 novembre 2015 e rettificato dalle seguenti pubblicazioni GU L 266, 30.9.2016, pag.  7 (1169/2011), GU L 156, 20.6.2017, pag.  38 (78/2014), GU L 167, 30.6.2017, pag.  59 (1169/2011).
  2. l’importanza che il settore riveste per la tutela della salute del consumatore. Lo stesso Regolamento menzionato evidenzia che “per ottenere un elevato livello di tutela della salute dei consumatori e assicurare il loro diritto all’informazione, è opportuno garantire che i consumatori siano adeguatamente informati sugli alimenti che consumano“.

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Comunicazione alimentare: sanzioni e principi

Per i motivi appena menzionati, quindi, non mancano rilevanti profili sanzionatori. La comunicazione alimentare, infatti, è sottoposta all’opera di vigilanza delle Autorità preposte. Nelle sanzioni sono cadute, tra le altre, la LIDL. I controlli, infatti, avvengono non solo sull’etichettatura del prodotto ma anche su quanto dichiarato dal produttore online.

Si ricorda, infatti, che, le informazioni sugli elementi non devono indurre in errore il consumatore, in particolare:

  1. sulle caratteristiche dell’alimento;
  2. suggerendo che l’alimento possiede caratteristiche particolari, quando in realtà tutti gli alimenti analoghi possiedono le stesse caratteristiche
  3. suggerendo, tramite l’aspetto, la descrizione o le illustrazioni, la presenza di un particolare alimento o di un ingrediente, mentre di fatto un componente naturalmente presente o un ingrediente normalmente utilizzato in tale alimento è stato sostituito con un diverso componente o un diverso ingrediente.

Le informazioni sugli alimenti, inoltre, devono sempre essere precise, chiare e facilmente comprensibili per il consumatore.

Per questi motivi il diritto agroalimentare è costellato da disposizioni che regolano, spesso anche nel dettaglio, le informazioni da fornire al consumatore.

Esempi

Esempi utili di informazioni definite nel dettaglio sono le c.d. indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari. Ecco qualche esempio:

  1. A RIDOTTO CONTENUTO CALORICO. L’indicazione che un alimento è a ridotto contenuto calorico e ogni altra indicazione che può avere lo stesso significato per il consumatore sono consentite solo se il valore energetico è ridotto di almeno il 30 %, con specificazione delle caratteristiche che provocano una riduzione nel valore energetico totale dell’alimento.
  2. FONTE DI FIBRE. L’indicazione che un alimento è fonte di fibre e ogni altra indicazione che può avere lo stesso significato per il consumatore sono consentite solo se il prodotto contiene almeno 3 g di fibre per 100 g o almeno 1,5 g di fibre per 100 kcal.
  3. LEGGERO/LIGHT. L’indicazione che un prodotto è «leggero» o «light» e ogni altra indicazione che può avere lo stesso significato per il consumatore sono soggette alle stesse condizioni fissate per il termine «ridotto»; l’indicazione è inoltre accompagnata da una specificazione delle caratteristiche che rendono il prodotto «leggero» o «light».

La verifica della compliance

Ciò che si comunica e come lo si comunica, dunque, è una responsabilità dell’OSA. Un banale errore di comunicazione può causare sanzioni e perdita di immagine. Per questo motivo, prima di commercializzare un prodotto con una nuova etichetta, scrivere un copy accattivante per il proprio sito o per i propri canali social è bene verificare sempre che tutto sia a norma.

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Aggiornamenti, diritto alimentare, sicurezza alimentare

Reg UE 2017/625: in GU il decreto per l’adeguamento – TESTO

Il Reg UE 2017/625 necessitava di una norma di adeguamento. E’ stato, quindi, pubblicato in Gazzetta Ufficiale Italiana dell’11 marzo 2021, il Decreto legislativo 2 febbraio 2021, n. 27.

Leggi anche “Pubblicato il Regolamento (UE) 2021/382 che modifica il regolamento (CE) n. 852/2004 – TESTO

Il Reg. UE 2017/625

Il Reg UE 2017/625 ha aggiornato e armonizzato i controlli ufficiali sulla filiera agroalimentare, aggiornando i principi generali e estendendo il campo di applicazione e garantendo, così, meno oneri a carico delle imprese.

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Il d.lgs. 27/21

Il d.lgs. 27/21 adegua il nostro ordinamento al regolamento europeo sui controlli ufficiali. In particolare, esso introduce il principio della classificazione del rischio nella programmazione dei controlli di sicurezza alimentare e sanità animale. Viene, inoltre, introdotto l’obbligo di registrazione dei trattamenti in formato elettronico, completando, così, la tracciabilità informatizzata dei farmaci veterinari.

Il personale pubblico ha il dovere di segnalare tempestivamente eventuali non conformità alle autorità competenti mentre l’autorità giudiziaria, laddove rilevi un rischio per la salute pubblica, è tenuta a darne tempestiva comunicazione alle autorità sanitaria.

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Le autorità competenti

Le autorità competenti individuate dal d.lgs., in applicazione del Reg UE 2017/625, sono: il Ministero della Salute, il Ministero delle politiche agricole (Mipaaf), le Regioni, le Province Autonome di Trento e Bolzano e le Aziende sanitarie locali.

Leggi il d.lgs. 27/21

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Aggiornamenti, diritto alimentare

Soppressione cautelativa delle indicazioni BIO: la giurisdizione del giudice ordinario

La soppressione cautelativa delle indicazioni BIO, notificata con provvedimenti dell’ICEA – Istituto di Certificazione Etica e Ambientale -, deve essere impugnata dinanzi al giudice ordinario. A stabilirlo è la Sentenza del Consiglio di Stato n. 1829 del 3 marzo 2021. La decisione conferma quanto già evidenziato dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione con Sentenza n. 1914 del 28 gennaio 2021.

Leggi anche: “Capitan Findus e pubblicità ingannevole

Il Consiglio di Stato motiva tale decisione evidenziando che i provvedimenti di cui al D.Lgs 23 febbraio 2018 n. 20 e dal D.M. 20 dicembre 2013, non rappresentano esercizio di una pubblica funzione ma esercizio di un’attività ausiliaria rispetto al potere di sorveglianza e controllo del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.

La decisione del Consiglio di Stato

FATTO e DIRITTO

1.- Con ricorso r.g.n. 1059 del 2019 al TAR per la Puglia, la Società Agricola A.R.T.E. s.r.l. ha impugnato i provvedimenti di ICEA – Istituto di Certificazione Etica e Ambientale – notificati entrambi il 5 giugno 2019, l’uno recante “Soppressione delle indicazioni BIO” e l’altro “Esclusione dell’operatore” per mancato rispetto della sospensione disposta in data 27 giugno 2018.
La Società ricorrente impugnava anche la decisione n. 28 dell’8.07.2019 del Comitato Unico Ricorsi dell’ICEA, che aveva respinto il ricorso amministrativo avverso i predetti provvedimenti, e il diniego parziale di accesso agli atti del 23.07.2019 e successiva nota del 31.07.2019.
2.-I provvedimenti impugnati traevano origine dalla commercializzazione di due partite di frumento tenero “bio”, accertate in esito a controlli incrociati eseguiti nel febbraio 2019, dopo che, a seguito di ispezioni avviate nell’aprile 2018, era emerso che la Società ricorrente faceva uso di prodotti non ammessi o non registrati ed ICEA aveva adottato la “soppressione cautelativa delle indicazioni biologiche”, con ricalcolo del periodo di conversione di tutti gli appezzamenti oggetto di campionamento nella loro interezza, e conseguente divieto di riportare in etichetta la dicitura di “biologico” relativamente alla vendita dei prodotti aziendali durante il periodo di sospensione (provvedimento n. 501 del 10 maggio 2018).
3.- La sentenza in epigrafe, affermata la giurisdizione del giudice amministrativo e la competenza territoriale del TAR Puglia, accoglieva il ricorso sotto il profilo della violazione del principio di proporzionalità dell’azione amministrativa, per il carattere tutt’altro che intenzionale della condotta posta in essere dalla Società ricorrente “ascrivibile effettivamente alla categoria della colpa lieve” e condannava ICEA alle spese di giudizio.
4.- Con l’appello in esame, ICEA censura la sentenza di cui chiede la riforma, deducendo innanzitutto il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, essendo l’attività di certificazione di ICEA un’attività ausiliaria nei confronti del potere pubblico di sorveglianza, non avente carattere pubblicistico (Cass. Sez. Un. 05/04/2019, n. 9678 e, da ultimo, 28.1.2021, n. 1914).
Nel merito, ICEA deduce l’erroneità della sentenza impugnata per avere ritenuto la misura di esclusione adottata nei confronti di A.R.T.E. S.r.l. contraria al principio di proporzionalità, in violazione dell’Allegato 1 al D.M. 15962 del 20 dicembre 2013, che invece definisce tassativamente le singole fattispecie e le misure applicabili, distinguendo le ipotesi di non conformità a seconda della gravità e prevedendo per ciascuna l’applicazione di specifiche sanzioni.
Nella specie, l’unico elemento costitutivo necessario e sufficiente ad integrare la non conformità di “mancato rispetto di una sospensione” (voce L.4.01 dell’Allegato 1 del D.M. 20/12/2013)” contestata ad A.R.T.E. S.r.l. è il fatto che l’operatore abbia effettuato vendite di prodotto recante i riferimenti al biologico in pendenza di sospensione, nonostante il divieto sia previsto dall’art. 5, comma 5, D.lgs. n. 20/2018 e dall’art. 5, comma 3, D.M. 20/12/2013.
ICEA denuncia, quindi, l’erroneità e ingiustizia della sentenza sotto ulteriori profili, circa l’insindacabilità della propria eventuale discrezionalità; l’irrilevanza dell’intenzionalità o meno dell’operatore; la contraddittorietà della motivazione in merito alla prova del fatto che le vendite fossero state effettuate da A.R.T.E. S.r.l. come “biologiche”; l’infondatezza e l’irrilevanza della eventuale imputabilità al vettore della materiale compilazione dei DDT; la pretesa dimostrazione del fatto che A.R.T.E. S.r.l. avesse fatturato come convenzionale il prodotto di cui al DDT n. 55; il fatto che il DDT n. 77 si riferisce ad una cessione di prodotto in “conto lavorazione” e non ad una vendita.
5.- Si è costituita in giudizio l’appellata chiedendo il rigetto dell’appello per infondatezza.
6.- Il Ministero delle Politiche Agricole, alimentari e Forestali si è costituito in giudizio rilevando la propria sostanziale estraneità alla materia del contendere poiché la controversia involge esclusivamente determinazioni assunte dall’appellante nei confronti della Società Agricola appellata.
7.- In data 12.2.2021, ICEA ha depositato la sentenza della Corte di Cassazione Sezioni Unite n. 1914 del 28.1.2021 che, in sede di impugnazione della sentenza di questa Sezione n. 4114 del 18.6.2019 adottata in analogo giudizio, attribuisce la giurisdizione al Giudice ordinario in ordine ai provvedimenti impugnati.
8.- Alla pubblica udienza del 18 febbraio 2021, la causa è stata assunta in decisione.
9.- L’appello è fondato.
10.- Merita accoglimento il primo motivo di appello con cui viene censurata la sentenza per aver ritenuto la giurisdizione del giudice amministrativo.
I provvedimenti impugnati non hanno carattere autoritativo e non rappresentano esercizio di una pubblica funzione “per effetto di delega”, configurandosi piuttosto quale esercizio di un’attività ausiliaria rispetto al potere di sorveglianza e controllo attribuito al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, cui compete insieme alle Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano, altresì, la vigilanza sugli organismi di certificazione autorizzati a verificare il rispetto dei requisiti necessari a consentire l’indicazione sull’etichetta di “agricoltura biologica- regime di controllo CE” e, in caso di successivi controlli negativi, all’applicazione delle misure sanzionatorie.
Come affermano le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, le certificazioni di ICEA si configurano, infatti, come “strumenti di circolazione di informazioni destinate in particolare ai consumatori quali attestazioni di conformità del prodotto agli standard di legge e di garanzia dell’affidabilità al riguardo dell’impresa e dei suoi prodotti, in conformità a quanto afferma il considerando 22 del reg CE 834/2007, che afferma che <<è importante preservare la fiducia del consumatore nei prodotti biologici. Le eccezioni ai requisiti della produzione biologica dovrebbero pertanto essere strettamente limitate ai casi in cui sia ritenuta giustificata l’applicazione di norme meno restrittive>>” (Cass. Sez. Un. ord. n. 9678/2019 e sentenza n. 1914/2021 cit.).
L’attività degli organismi privati di controllo, dunque, quale disciplinata dal Regolamento CE n. 2092/91, prima, e successivamente dai Regolamenti CE 834/07 e 967/08, nonché dall’art. 3, comma 2, del D.lgs. n. 20/2018, nel sistema complessivamente delineato, è “attività di certificazione di diritto privato, legata a parametri tecnici, in adempimento di obbligazioni aventi fonte contrattuale con il produttore biologico, che si assoggetta alla relativa certificazione di conformità” e la posizione giuridica soggettiva dedotta in giudizio deve ritenersi di diritto soggettivo.
11.- Il ricorso introduttivo del presente giudizio, pertanto, deve dichiararsi inammissibile per difetto di giurisdizione, con conseguente dichiarazione della giurisdizione del Giudice ordinario, dinanzi al quale vanno rimesse le parti.
12.- Le spese di giudizio possono compensarsi tra le parti, attese le oscillazioni giurisprudenziali in materia.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto, ai sensi dell’art. 11, comma 1, c.p.a. e 35, comma 2, lett. b), dichiara inammissibile per difetto di giurisdizione il ricorso introduttivo della Società Agricola A.R.T.E. S.r.l., e dichiara la giurisdizione del Giudice ordinario.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 18 febbraio 2021 con l’intervento dei magistrati:

Franco Frattini, Presidente
Giulio Veltri, Consigliere
Paola Alba Aurora Puliatti, Consigliere, Estensore
Giovanni Pescatore, Consigliere
Giulia Ferrari, Consigliere

L’ESTENSORE

Paola Alba Aurora Puliatti

IL PRESIDENTE
Franco Frattini
 

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Aggiornamenti

Pubblicato il Regolamento (UE) 2021/382 che modifica il regolamento (CE) n. 852/2004 – TESTO

E’ stato pubblicato ieri, 4 marzo 2021, in Gazzetta Ufficiale Europea il Regolamento Ue 2021/382. Il Regolamento modifica gli allegati del regolamento (CE) n. 852/2004.

Si tratta di una tappa del percorso intrapreso sin dall’introduzione del regolamento 1169/2011 che passa per l’entrata in vigore del Regolamento UE 625/2017 e culmina nella modifica delle linee guida per l’applicazione del sistema HACCP.

Il Regolamento 2021/382 introduce novità in quattro settori:

  • gestione degli allergeni;
  • ridistribuzione degli alimenti;
  • sicurezza alimentare.

Ecco il testo del regolamento

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