Elio Palumbieri
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Introduzione al diritto agro-alimentare: il mio primo libro

“Introduzione al diritto agro-alimentare” intende proporre al lettore una visione di insieme e introduttiva del diritto agroalimentare. Trattasi di una materia particolarmente vasta e complessa che ho certato di raccontare dal mio punto di vista: quello professionale. All’interno, infatti, è possibile trovare svariati casi di studio, i trend del settore e riflessioni concrete derivanti dalla mia attività di blogger e podcaster e dal continuo contatto con la realtà agroalimentare italiana.

Il libro è edito da Ad Maiora

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diritto alimentare, sostenibilità

Sostenibilità agroalimentare: ora o mai più

La sostenibilità agroalimentare, oggi, attira moltissime attenzioni. Le motivazioni sono molteplici e le analizzeremo insieme in questo post. Ciò che intendo evidenziare, però, è la necessità di parlarne consapevolmente. Stiamo, infatti, vivendo un momento fondamentale in cui o si agisce consapevolmente nel settore oppure si perde un’opportunità enorme. Ma andiamo per gradi.

Ascolta ora il podcast “Diritto Agroalimentare Daily News”

Cos’è la sostenibilità agroalimentare

Inutile girarci troppo attorno: la sostenibilità agroalimentare è una priorità e i dati continuano a confermarlo. A livello globale, infatti, il settore contribuisce per il 27% alle emissioni di gas serra e al 70% del consumo d’acqua. Nel nostro Paese, invece, l’impatto si aggira attorno al 7% delle emissioni di gas serra nazionali generate.

La definizione di sostenibilità fornita dall’Enciclopedia Treccani è la seguente:

Nelle scienze ambientali ed economiche, condizione di uno sviluppo in grado di assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri.

Una definizione affascinante che supera moltissimi “discorsi” che spesso si fanno sulla sostenibilità e che ci porta all’individuazione delle tre colonne portanti della stessa: sostenibilità economica, sociale e ambientale.

Nel settore agroalimentare le tematiche, dunque, sono molteplici: redditi agricoli, lavoro e caporalato, tutela dell’ambiente e della biodiversità.

L’agenda 2030

L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità. E’ stata sottoscritta il 25 settembre 2015 dai governi ONU. Si caratterizza per la presenza di 17 Sustainable Development Goals (Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile) e 169 traguardi. Per quanto concerne, specificamente, il settore agroalimentare, l’obiettivo due mira a porre fine alla fame, raggiungere una più alta sicurezza alimentare, migliorare l’alimentazione e promuovere l’agricoltura sostenibile.

Farm to Fork

La strategia Farm To Fork rende più che palese un concetto: il futuro è sostenibile. Sostenibilità ambientale, economica e sociale. I tre pilastri, già presenti a Johannesburg nel 2002, durante il Vertice Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile, riecheggiano oggi in quello che viene definito come il Green Deal europeo.

Sostenibilità e competitività, quindi, con l’agroalimentare come elemento centrale anche del piano di ripresa dell’economia europea.

La strategia Farm to Fork ha, quindi, lo scopo di garantire una transizione più veloce e diretta verso un sistema sostenibile. Ma quali sono le caratteristiche di un sistema sostenibile? Secondo la Commissione esse possono essere così riassunte:

  • avere un impatto ambientale positivo o neutrale;
  • aiutare a mitigare gli effetti del cambiamento climatico o, comunque, adattarsi agli stessi;
  • invertire la tendenza alla riduzione della biodiversità;
  • assicurare la sicurezza alimentare, la nutrizione e la salute pubblica assicurandosi che tutti abbiano accesso ad una fonte di cibo sufficiente, sicura, nutriente, sostenibile;
  • preservare l’accessibilità del cibo generando però un ritorno economico più equo.

P.A.C. e sostenibiltà

La Politica Agricola Comune (P.A.C.) è stata varata nel 1962 e mira a creare un rapporto più stretto tra agricoltura e società in ottica di sostenibilità agroalimentare. Si tratta di una politica UE, gestita e finanziata con risorse del bilancio UE. Tra gli scopi della PAC vi rientrano:

  • sostenere gli agricoltori e migliorare la produttività agricola, garantendo un approvvigionamento stabile di alimenti a prezzi accessibili
  • tutelare gli agricoltori dell’Unione europea affinché possano avere un tenore di vita ragionevole
  • aiutare ad affrontare i cambiamenti climatici e la gestione sostenibile delle risorse naturali
  • preservare le zone e i paesaggi rurali in tutta l’UE
  • mantenere in vita l’economia rurale promuovendo l’occupazione nel settore agricolo, nelle industrie agroalimentari e nei settori associati.

La PAC è una politica comune a tutti i paesi dell’Unione europea, gestita e finanziata a livello europeo con risorse del bilancio dell’UE.

PNRR

Anche il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) dedica specifici riferimenti alla sostenibilità. In particolare, le risorse previste ammontano a circa 5,27 miliardi di Euro di cui ben 2,8 dedicati allo sviluppo di una filiera agroalimentare sostenibile.

Sostenibilità agroalimentare: ora o mai più

I programmi, sia nazionali che internazionali, dunque sembrano puntare tutti in un’unica direzione: sostenibilità agroalimentare. Ciò posto, però, al netto delle discussioni sulla coerenza, ad esempio, tra il programma Farm to Fork e la P.A.C., pare opportuno evidenziare una questione spesso poco trattata: l’approccio.

Avvicinarsi all’ambito “sostenibilità”, infatti, non è operazione neutra nei confronti dell’azienda e, meglio, del sistema. Una singola azienda che adotta pratiche sostenibili, da sola, può ben poco. Per poter essere davvero incisivi – evitando pratiche di greenwashing – occorre che il cambiamento investi tutte le aziende della filiera, le amministrazioni locali, i centri di ricerca e le Università (specie se impegnati nel settore agritech), i professionisti.

La trasformazione e la conversione di un’impresa, inoltre, richiedono particolare cura e attenzione ai dettagli perché il tutto non si trasformi in un costo insostenibile e, anche in questo caso, la metodologia è la vera chiave del successo.

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Aggiornamenti

Tarma della farina: storico ok dall’UE alla commercializzazione

Tarma della farina (larve del Tenebrione mugnaio): è arrivato il via libera alla commercializzazione come novel food delle larve.

Una notizia che si attendeva da tempo. L’Unione Europea, infatti, ha autorizzato la commercializzazione come alimento delle larve gialle essiccate del tenebrione mugnaio. Si tratta della prima autorizzazione dell’UE, a seguito della valutazione scientifica dell’EFSA su richiesta di un’azienda francese, la Sas Eap Group di Saint-Orens-de-Gameville, nell’Alta Garonna, in Occitania. 

La presenza della farina di tarma nei prodotti sarà indicata nell’etichetta, lasciando quindi al consumatore la scelta sul mangiare insetti oppure no.

L’insetto potrà essere commercializzato essiccato intero, come snack, farina o ingrediente.

Ascolta l’intervista sui novel food

Scopri tutte le informazioni

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Aggiornamenti, diritto alimentare

Tutela del marchio: il caso del Chianti Classico

La tutela del marchio rappresenta, senza dubbio, un’autentica priorità per ogni impresa. Come già evidenziato, infatti, il marchio nel settore alimentare rappresenta non solo l’identità e l’origine del prodotto ma, in molti casi, anche una garanzia di qualità.

Diritto Agroalimentare Daily News, il podcast che ogni giorno ti porta le migliori news dal settore agroalimentare in pochi minuti

Il caso del Chianti Classico

Sulla tutela del marchio del Chianti Classico è recentemente intervenuto il Tribunale UE. In particolare, il Tribunale, è intervenuto sulla domanda di registrazione del seguente marchio figurativo:

Si tratta di una domanda presentata il 21 settembre 2017 dalla Berebene Srl nella classe 33 ai sensi dell’Accordo di Nizza.

Il 21 dicembre 2017 il Consorzio vino Chianti Classico ha presentato opposizione, ai sensi dell’articolo 46 del regolamento 2017/1001, alla registrazione del marchio richiesto, perché in contrasto con il seguente marchio:

La decisione del Tribunale UE sulla tutela del marchio

Il Tribunale UE, con una interessantissima decisione, ha evidenziato, la notorietà e il carattere distintivo del marchio del Chianti Classico. Questo elemento, associato alla somiglianza con il marchio oggetto di domanda, costituisce un rischio di confusione per il consumatore. In particolare, il pubblico di riferimento potrebbe stabilire un nesso tra i marchi dato l’elevato carattere distintivo dell’immagine del gallo associata ai vini.

Leggi la decisione

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Diritto Agroalimentare Daily News – il podcast giornaliero

Diritto Agroalimentare Daily News, il podcast che ogni giorno racconta le news dal settore agroalimentare in pochi minuti.

Ogni mattina è mia abitudine leggere le notizie di giornata. E’ un’operazione che richiede un’ora circa ma che è essenziale per tenersi aggiornati.

Per questo ho pensato di condividere una selezione di questi aggiornamenti in pochi minuti e in formato podcast.

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Aggiornamenti, diritto alimentare, norme europee, sicurezza alimentare

Limiti massimi di residui: il Regolamento di esecuzione (UE) 2021/601 – TESTO

I limiti massimi di residui (LMR) trovano specifica regolamentazione nel Regolamento (CE) 396/2005. Essi vengono definiti come:

la concentrazione massima ammissibile di residui di antiparassitari in o su alimenti o mangimi, fissata a norma del presente regolamento e basata sulle buone pratiche agricole e sul più basso livello di esposizione dei consumatori necessario per proteggere i consumatori vulnerabili

REGOLAMENTO (CE) N. 396/2005 

Limiti massimi di residui: il programma coordinato di controllo

gli aggiornamenti quotidiani sul canale telegram

Il territorio UE, caratterizzato da una particolare eterogeneità della produzione agroalimentare, richiede differenti tecniche di agricoltura. Di conseguenza, l’utilizzo di antiparassitari subisce rilevanti cambiamenti a seconda della zona geografica di riferimento.

Per questo motivo l’EFSA ha presentato una relazione scientifica evidenziando che, selezionando
683 unità di campionamento per un minimo di 32 diversi prodotti alimentari, si potrebbe stimare un tasso di superamento dei livelli massimi di residui (LMR) superiore all’1 % con un margine di errore dello 0,75%. Ne deriva l’esigenza di richiedere agli Stati membri la raccolta di campioni in base al numero di abitanti, con un minimo di 12 campioni l’anno per ciascun prodotto.

Leggi anche “Soppressione cautelativa delle indicazioni BIO: la giurisdizione del giudice ordinario

Per questo motivo il regolamento (CE) n. 1213/2008 della Commissione ha istituito un primo programma comunitario coordinato di controllo pluriennale per il periodo 2009, 2010 e 2011, poi proseguito.

Il Regolamento di esecuzione (UE) 2021/601

Il Regolamento di esecuzione (UE) 2021/601 individua le combinazioni di antiparassitari e prodotti che gli Stati membri preleveranno e analizzeranno durante il 2022, 2023 e 2024.

Leggi il regolamento

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Comunicazione prodotti alimentari

Il marchio nel settore alimentare

Il marchio nel settore alimentare rappresenta non solo l’identità e l’origine del prodotto ma, in molti casi, anche una garanzia di qualità. Proprio per questo motivo, però, è opportuno analizzare con cura questo specifico aspetto evitando contrapposizioni con altri segni distintivi.

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La tutela del marchio nel settore alimentare

Come negli altri settori, il marchio nel settore alimentare necessita di registrazione per godere di una tutela completa e diminuire il rischio di problematiche future. La registrazione può essere di tre tipi: nazionale, europea e internazionale. La scelta della tipologia di registrazione spetta all’imprenditore sulla base non solo dell’attuale territorio di commercializzazione ma anche delle prospettive future.

Se, infatti, il piano commerciale dell’azienda prevede di esportare sul territorio europeo sarà bene assicurarsi, sin da subito, una tutela del marchio adeguata.

La ricerca di anteriorità e il monitoraggio

Passaggio fondamentale per ridurre il rischio di opposizione alla registrazione del marchio è la ricerca di anteriorità. Si tratta di una ricerca da condurre analizzando i marchi registrati non solo in Italia ma anche in Europa e fuori dai confini europei.

Occorre prendere in considerazione ogni ipotesi di contrasto. In particolare, bisogna utilizzare varie chiavi di ricerca senza limitarsi alla esatta riproduzione del marchio. E’ bene tener conto di ogni dicitura possa indurre in errore il consumatore. Il pericolo di insuccesso della registrazione, infatti, specie per marchi di “fantasia” risiede proprio in possibili marchi che, in qualche modo, inducono in errore il consumatore pur non essendo esattamente identici a quello per cui si procede.

Dopo la registrazione, inoltre, è essenziale monitorare le nuove registrazioni al fine di individuare eventuali contrasti e opporsi tempestivamente.

La registrazione italiana

Nel nostro paese la registrazione dei marchi, anche nel settore alimentare, avviene tramite UIBM, l’ufficio italiano brevetti e marchi. Le procedure possono essere differenti ma, anche tramite rappresentante, è possibile procedere ad una registrazione online. La registrazione può chiedere fino a 16-18 mesi.

La registrazione europea

Seconda opzione per registrare un marchio è quella europea. Va effettuata presso l’EUIPO e richiede almeno 4-5 mesi.

La registrazione internazionale

La registrazione internazionale, tendenzialmente, dovrebbe seguire i singoli canali dei paesi di interesse. Tramite la WIPO, però, è possibile procedere tramite un singolo portale grazie alla convenzione di Madrid. Peculiarità di questo modello, tuttavia, è la necessità di una registrazione nazionale o europea già esistente.

La peculiarità del marchio nel settore alimentare

Il settore alimentare, come più volte ripetuto, rappresenta una peculiarità. L’importanza di questo per la salute dell’uomo, infatti, ha spesso indotto il legislatore a prevedere norme particolarmente stringenti. Questo vale anche con riferimento alla registrazione del marchio nel settore alimentare. Basti vedere il rapporto tra marchi e denominazioni protette. E’, quindi, necessaria, per la registrazione nel settore, porre particolare attenzione in fase di analisi normativa e della compliance.

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Aggiornamenti, Tendenze

Pesticidi: il rapporto EFSA

Pesticidi e residui di pesticidi trovano specifica regolamentazione nell’ambito delle norme UE. L’EFSA, periodicamente, interviene con un monitoraggio dei residui di pesticidi rilevati negli alimenti commercializzati sul mercato europeo. Il rapporto, in particolare, analizza i dati delle autorità degli Stati membri, dell’Islanda e della Norvegia.

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Pesticidi: i numeri del report

Oggetto di analisi sono stati 91015 campioni. Di questi il 95,5% rientra nei livelli ammessi dalla legge.

Il report considera anche dati analizzati nell’ambito del programma di controllo coordinato dall’UE (raccolta casuale). In questo caso è possibile paragonare singole categorie di prodotti. Ad esempio, tra il 2015 e il 2018 la percentuale di campioni con sforamenti nei residui è aumentata:

  • nelle banane (dallo 0,5% all’1,7%),
  • nei peperoni dolci (dall’1,2% al 2,4%),
  • nelle melanzane (dallo 0,6% all’1,6%)
  • nell’uva da tavola (dall’1,8% al 2,6%).

Si registra, invece, una diminuzione degli sforamenti per:

  • broccoli (dal 3,7% al 2%),
  • olio vergine di oliva (dallo 0,9% allo 0,6%),
  • le uova di gallina (dallo 0,2% allo 0,1%).

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Aggiornamenti, diritto alimentare, sicurezza alimentare

Sicurezza alimentare e repressione frodi: il report ICQRF – TESTO

La sicurezza alimentare e la repressione frodi sono al centro delle attività dell’Ispettorato Centrale Repressioni Frodi (ICQRF).

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L’ICQRF e la sicurezza alimentare

L’ICQRF (Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari) è uno dei maggiori organismi europei di controllo dell’agroalimentare.

L’ispettorato, infatti, conta 29 uffici sparsi per il territorio nazionale e si occupa di:

  • prevenzione e repressione delle frodi nel commercio dei prodotti agroalimentari e dei mezzi tecnici;
  • vigilanza sulle produzioni di qualità registrata;
  • contrasto dell’irregolare commercializzazione dei prodotti agroalimentari.

Il Report 2020 sulla sicurezza alimentare

L’ICQRF ha pubblicato il report 2020 contenente gli interventi contro italian sounding, contraffazioni, criminalità agroalimentare e frodi.

Si legge sul report:

L’Italia si contraddistingue per l’identità e le elevate caratteristiche qualitative delle proprie produzioni agroalimentari. Il nostro Paese, con 870 prodotti registrati come indicazioni geografiche, custodisce un vero e proprio patrimonio culturale, unico a livello europeo.
La valorizzazione e la tutela del made in Italy, mediante il contrasto a tutti quei comportamenti fraudolenti che minano le corrette relazioni di mercato, è tra le priorità strategiche a livello nazionale. Allo stesso tempo, è sempre più necessario assicurare un adeguato livello di tutela ai consumatori, per garantire loro scelte di acquisto consapevoli e sicure, attraverso l’implementazione di un sistema di controlli altamente specializzato in tutti i settori del comparto agroalimentare.
Il Report sulle attività svolte nel corso del 2020 dall’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi (ICQRF) testimonia l’impegno e gli importanti risultati raggiunti nel corso dell’anno appena trascorso dall’organo di controllo del Mipaaf.

I numeri del report

Dal report sulla sicurezza alimentare si evince che:

  • le ispezioni hanno riguardato 37508 produttori per un totale di 77080 prodotti;
  • le irregolarità riscontrate hanno riguardato l’11% dei prodotti e il 7,4% dei campioni;
  • il 90% dei controlli, ha avuto ad oggetto prodotti alimentari, il 10%, invece, mezzi tecnici;
  • sono 159 le notizie di reato inoltrate, 4672 le diffide e 4119 le contestazioni amministrative;
  • sono state emesse 1899 ingiunzioni di pagamento per un totale di 17 milioni di euro.

Ascolta ora il podcast sul diritto agroalimentare

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